Nuovo sviluppo nell’inchiesta sul trapianto fallito all’ospedale Monaldi di Napoli, vicenda legata alla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto il 21 febbraio dopo l’intervento del 23 dicembre scorso. Nella giornata di oggi la dottoressa Emma Bergonzoni, seconda operatrice presente in sala durante l’operazione, si è sottoposta all’interrogatorio preventivo.
La professionista è indagata anche per falso in cartella clinica e nei suoi confronti grava il rischio di una misura interdittiva, con possibile sospensione dall’attività professionale. Subito dopo il suo ascolto era previsto anche l’interrogatorio del cardiochirurgo Guido Oppido.
La linea della difesa
A parlare al termine dell’udienza è stato l’avvocato Vincenzo Maiello, difensore di Bergonzoni, che ha contestato la ricostruzione investigativa fondata sulle deposizioni raccolte finora. Secondo il legale, infatti, il contenuto della cartella clinica sarebbe pienamente aderente a quanto accaduto in sala operatoria.
“Ciò che è scritto in cartella clinica corrisponde al vero, dubitiamo della ricostruzione che si basa sulle dichiarazioni dei testimoni”, ha dichiarato Maiello, sottolineando come la difesa ritenga non coincidenti con la realtà alcune delle sequenze emerse dalle testimonianze.
“Ha risposto con lucidità”
L’avvocato ha definito l’interrogatorio “articolato”, spiegando che si è svolto in “un clima di grandissima serenità”, con numerose domande da parte del giudice, della Procura e degli stessi difensori. Un confronto lungo e dettagliato, dunque, su ogni fase dell’intervento finito al centro dell’indagine.
Secondo Maiello, la dottoressa Bergonzoni avrebbe affrontato l’esame con forte coinvolgimento emotivo, ma anche con precisione nella ricostruzione dei fatti. “Ha risposto con sofferenza emotiva ma grande capacità di ricostruire con lucidità la sequenza anche nei particolari di tutto quello che è accaduto”, ha affermato il legale.
Il nodo della cartella clinica
Il punto centrale resta ora il contrasto tra quanto verbalizzato nella documentazione sanitaria e quanto riferito dai testimoni sentiti dagli inquirenti. Per la difesa, proprio su questo aspetto si gioca una parte decisiva del procedimento.
Maiello ha ribadito che la sua assistita rivendica “l’assoluta correttezza” della cartella clinica, ritenendola fedele alla successione reale degli eventi. Una posizione netta, che si contrappone all’impianto accusatorio e che potrebbe incidere sulla decisione del giudice in merito alle eventuali misure interdittive.







Mi pare una vicenda molto complessa,non capisco tutto ma sembra che lacartellaclinica e le deposizioni noncoincidono,la dottoressa ha risposto ma i testimonihanno dettounaltra versione,ci son troppe contraddizionii;la situazione è confusa e va chiarita con calma e precisione,evitare frettolosi giudizzi.