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Un sorriso oltre le sbarre: Napoli ricorda Annalisa Durante

Settima edizione del Premio dedicato alla ragazza uccisa dalla camorra. Riconoscimenti ai detenuti e presentato un libro che unisce il dolore di un padre alle storie di chi cerca riscatto in carcere.

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NAPOLI – La memoria di Annalisa Durante, vittima innocente della camorra, continua a essere un faro di speranza e un motore di cambiamento, capace di varcare i muri del carcere e toccare le coscienze. A 22 anni dalla sua scomparsa, la città di Napoli l’ha ricordata con la cerimonia conclusiva della settima edizione del Premio nazionale a lei intitolato, un appuntamento che si è svolto all’indomani di quello che sarebbe stato il suo 36esimo compleanno (era nata il 19 febbraio 1990).

La giornata, dal titolo emblematico “Oltre le grate”, ha premiato i detenuti, le persone messe alla prova e le biblioteche che hanno partecipato al concorso, dimostrando come il ricordo di Annalisa possa farsi strumento di giustizia riparativa e di dialogo anche nei luoghi di detenzione.

Un libro per unire dentro e fuori

Momento centrale della cerimonia è stata la presentazione del volume “Mare dentro. La memoria di Annalisa, dentro e fuori dal carcere”, edito da Marotta & Cafiero. Un’opera corale che porta le firme di chi quel dolore lo vive ogni giorno: il papà di Annalisa, Giannino Durante, don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Pol.i.s., e Pino Perna, presidente dell’associazione di promozione sociale dedicata alla ragazza. Il libro raccoglie non solo le loro riflessioni, ma anche le toccanti testimonianze dei detenuti che, in questi anni, sono stati raggiunti e trasformati dalla vicenda umana di Annalisa.

“La forza della continuità”

A fare da collante tra i presenti, il senso di un impegno che non si esaurisce. “La parola continuità credo sia quella più politicamente esatta”, ha dichiarato commosso don Tonino Palmese. “In questi sette anni con tante realtà del Terzo settore, con le istituzioni, ma soprattutto con Giannino e l’associazione Annalisa Durante abbiamo avuto la forza di andare avanti”. Un lavoro di squadra che ha coinvolto, tra gli altri, la presidente della Corte d’appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, il procuratore generale Aldo Policastro, e gli assessori Antonio De Iesu (Sicurezza del Comune di Napoli) e Onofrio Cutaia (Cultura della Regione Campania).

La cultura come “rivolta” possibile

Proprio l’assessore Cutaia ha voluto sottolineare il valore profondo di queste iniziative, andando oltre la retorica: “La cultura può fare moltissimo, non è un modo di dire e questa iniziativa lo dimostra perché è animata da persone vere, reali, soprattutto da Giannino che rappresenta davvero la possibilità della rivolta, di come trovare strade nuove”. Un impegno che la Regione intende rafforzare: “Questo è un progetto che sosteniamo da tempo ed è assolutamente da rafforzare ancora di più. Faremo tutto quello che si deve fare perché crediamo moltissimo in queste azioni”.

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Fonte REDAZIONE
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