

Nell'immagine, un contesto collegato ai fatti.
Paura nel cuore della notte nel Salernitano. Una scossa di terremoto di magnitudo 4.5 è stata registrata a pochi chilometri da Montecorice, in provincia di Salerno, svegliando molti residenti e generando momenti di apprensione.
Secondo quanto rilevato dalla Sala Sismica dell’INGV di Roma, il sisma è avvenuto alle ore 1:28. L’ipocentro è stato localizzato a una profondità di circa 319 chilometri, un dato che ha contribuito a ridurre gli effetti in superficie.
Il terremoto è stato registrato a circa 2 chilometri da Montecorice, nel Cilento. Nonostante la magnitudo significativa, la grande profondità ha limitato le conseguenze sul territorio.
Al momento, infatti, non risultano danni a persone o cose, né richieste di intervento particolari da parte dei soccorritori. Tuttavia, in molti hanno avvertito chiaramente il movimento tellurico, soprattutto nei centri costieri e nelle aree interne del Salernitano : nella zona tra San Marco, Ogliastro , Punta Licosa.
Gli esperti spiegano che terremoti con ipocentro molto profondo — come in questo caso — tendono a disperdere gran parte dell’energia prima di raggiungere la superficie. Questo riduce notevolmente il rischio di danni strutturali, pur rendendo la scossa percepibile su un’area più ampia.
Eventi come questo riaccendono inevitabilmente una delle discussioni più accese della sismologia: è davvero possibile prevedere i terremoti?
La questione dei cosiddetti precursori sismici — cioè variazioni anomale di parametri fisici o chimici prima di un forte terremoto — è studiata da decenni ma non ha ancora portato a metodi affidabili di previsione.
Prima di un grande sisma, infatti, gli stati di stress che si accumulano nella crosta terrestre possono provocare modifiche misurabili in diversi indicatori. Tra quelli più studiati c’è:
la concentrazione di gas radon nel suolo
variazioni elettromagnetiche
deformazioni del terreno
anomalie geochimiche nelle acque
Uno degli episodi più discussi riguarda il terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016. Alcuni studi successivi hanno evidenziato che già tra marzo e aprile precedenti al sisma si sarebbe registrato un aumento fino a 20 volte della concentrazione di alcuni elementi — tra cui ferro, vanadio, arsenico e cromo — in determinate aree.
Si tratta però di osservazioni ancora oggetto di studio e confronto nella comunità scientifica.
È importante chiarire che, allo stato attuale:
non esiste alcun metodo scientificamente validato per prevedere con precisione un terremoto
i possibili precursori sono oggetto di ricerca ma non consentono allerta affidabili
la prevenzione resta basata soprattutto su monitoraggio sismico e sicurezza degli edifici
Per questo motivo gli enti ufficiali, come l’INGV, puntano sul monitoraggio continuo e sulla prevenzione strutturale, piuttosto che su previsioni a breve termine.
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia continua a monitorare la zona, ma al momento non si registrano criticità. La scossa rientra nell’attività sismica che interessa periodicamente il territorio campano.
Resta comunque alta l’attenzione tra i cittadini, svegliati nel cuore della notte da un evento che, fortunatamente, non ha avuto conseguenze.
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