C’è chi parla di furbizia, chi di falla nel sistema e chi, invece, di un segnale preoccupante. La storia che arriva da Pesaro sta facendo discutere automobilisti e utenti dei social: un uomo è riuscito a percorrere l’autostrada per mesi senza pagare il pedaggio, accumulando migliaia di euro di mancati pagamenti, ma alla fine è stato assolto dall’accusa di truffa aggravata.
Il caso che divide l’opinione pubblica
Protagonista della vicenda è un 35enne di origine moldava, finito sotto processo dopo essere stato sorpreso a effettuare numerosi transiti autostradali senza pagare. In un solo mese gli sono stati contestati 18 viaggi irregolari per oltre mille euro di pedaggi dovuti. Ma, secondo quanto emerso, il totale dei mancati pagamenti a suo carico – considerando segnalazioni in diverse parti d’Italia – sarebbe arrivato fino a circa 14mila euro.
Il meccanismo utilizzato era tanto semplice quanto rischioso: l’uomo sfruttava le corsie Telepass, accodandosi in modo estremamente ravvicinato a un veicolo dotato di dispositivo regolare. Quando la sbarra si alzava per l’auto davanti, lui passava subito dietro, evitando così la registrazione del proprio transito.
Una tecnica nota tra gli addetti ai lavori come “tailgating”, letteralmente “stare incollati dietro”, che però può avere conseguenze anche sulla sicurezza stradale.
Perché è stato assolto
Nonostante la dinamica possa sembrare chiara, il giudice ha assolto l’imputato dall’accusa di truffa aggravata. Alla base della decisione ci sarebbe la difficoltà di configurare il reato di truffa in senso stretto, cioè la presenza di raggiri o artifici diretti a ingannare un sistema o una persona.
In altre parole, il comportamento è stato ritenuto scorretto e sanzionabile sotto altri profili, ma non tale da integrare quel tipo specifico di reato contestato in aula.
Rabbia e polemiche tra gli automobilisti
La notizia ha rapidamente acceso il dibattito online. Molti utenti si chiedono come sia possibile che chi paga regolarmente pedaggi sempre più alti debba poi leggere di casi simili finiti con un’assoluzione.
C’è chi parla di “ingiustizia verso i cittadini onesti” e chi punta il dito contro i sistemi di controllo, ritenuti ancora troppo aggirabili. Altri, invece, ricordano che un’assoluzione penale non equivale a dire che il comportamento sia lecito o privo di conseguenze economiche.
Un campanello d’allarme per il sistema?
Al di là del singolo caso, la vicenda riapre una domanda più ampia: i sistemi di pedaggio sono davvero a prova di furbo?
Negli ultimi anni le autostrade italiane hanno investito in tecnologie di rilevamento sempre più avanzate, ma episodi come questo mostrano che le falle possono esistere. E quando emergono, a farne le spese – almeno nella percezione comune – sono spesso gli utenti che rispettano le regole.
La sensazione, per molti, è che servano controlli più efficaci e sanzioni certe. Perché se passa il messaggio che “qualcuno può farla franca”, la fiducia nel sistema rischia di incrinarsi.
Fonte REDAZIONE





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