

Nella foto Cristina Russo, il papà Gaetano e l'assassino Andrea Sirica
Sarno– Il dolore non ha filtri, nemmeno sotto le luci potenti delle telecamere della rete ammiraglia. È un racconto che gela il sangue quello di Cristina Russo, la figlia di Gaetano, il salumiere strappato alla vita e all’amore dei suoi cari nel suo negozio di Sarno.
Ospite dell’edizione delle 20:00 del Tg1, la giovane ha ripercorso, tra le lacrime e la disperazione, gli istanti di una mattanza consumatasi davanti ai suoi occhi. Una testimonianza che restituisce la dimensione eroica di un padre che, nel momento supremo, ha scelto di morire per proteggere il suo sangue.
«Me l’hanno ucciso davanti agli occhi mentre io lo supplicavo di fermarsi». Le parole di Cristina risuonano come una sentenza inappellabile sulla crudeltà di quel pomeriggio. La dinamica riferita alla testata nazionale descrive una furia che non cercava solo una vittima, ma voleva cancellare l’intero nucleo familiare presente nell’attività commerciale.
«Andrea Sirica voleva uccidere anche me e mia mamma», ha singhiozzato la ragazza. In quegli attimi di terrore puro, Gaetano Russo non ha pensato alla fuga, ma ha eretto il suo corpo a barriera. «Con gli occhi mi ha detto di andare via. Mi ha coperto fino alla fine».
È l’eredità più pesante e preziosa: la vita donata in cambio della vita, un sacrificio istintivo che ha permesso alla figlia di raccontare oggi l’orrore. «Io ho bisogno di un padre. Mi hanno tolto tutto. Era un padre meraviglioso», chiude Cristina, lasciando nello studio e nei telespettatori un senso di vuoto incolmabile.
A dare un inquadramento giuridico a questa tragedia dell’assurdo è intervenuto nel servizio l’avvocato Giovanni Annunziata, legale della famiglia Russo. La linea è chiara: non c’è logica criminale, non c’è premeditazione strategica, ma solo la banalità del male. Il legale ha sottolineato come l’omicidio sia maturato per «futili motivi», un gesto improvviso, violento, scaturito dalla mano di un uomo descritto come tossicodipendente. Una miccia accesa dal nulla che ha fatto esplodere una famiglia intera.
Mentre l’aggressore è rinchiuso in carcere in attesa che la giustizia faccia il suo corso e che le indagini chiariscano ogni sfumatura della dinamica e delle responsabilità penali, Sarno resta attonita.
L’avvocato Annunziata ha evidenziato come l’intera comunità locale sia profondamente scossa. Non è solo la morte di un commerciante stimato, è la ferita aperta nel tessuto sociale di una città che si risveglia più fragile, costretta a guardare in faccia una violenza che non risparmia chi lavora onestamente.
Per comprendere appieno lo strazio delle parole di Cristina, bisogna riavvolgere il nastro a quella drammatica notte. Siamo all’interno della salumeria di Gaetano Russo, un luogo di lavoro, di quotidianità, di scambi verbali con il vicinato.
Tutto cambia in una frazione di secondo. L’aggressore Andrea Sirica entra, la situazione degenera rapidamente per questioni che, a mente fredda, appaiono del tutto insignificanti rispetto al prezzo pagato.
Non è una rapina finita male, è un’aggressione mirata, rabbiosa. L’uomo, armato, si scaglia contro il titolare. Gaetano capisce subito che non c’è margine di trattativa. Comprende che la furia dell’assassino potrebbe abbattersi su chiunque si trovi in quel locale, incluse la moglie e la figlia Cristina.
È in quel momento che il salumiere diventa scudo umano. Mentre i colpi lo raggiungono, il suo ultimo pensiero è tattico e affettivo insieme: fare da ostacolo fisico per permettere alle donne della sua vita di mettersi in salvo o evitare i fendenti mortali. L’assassino verrà poi fermato e condotto in carcere, ma sul pavimento di quella bottega resta il corpo di un uomo e il futuro spezzato di una famiglia che ora chiede, con la voce rotta di Cristina, soltanto giustizia.