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Osimhen al veleno: «A Napoli trattato come un cane, non ero più felice. La Juve? Mi ha cercato…»

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Fra poche ore affronterà la Juventus con la maglia del Galatasaray, nella “sua” Istanbul. Ma nel cuore e nella memoria di Victor Victor Osimhen resta una storia intensa e tormentata con il Napoli, chiusa tra polemiche e ferite mai del tutto rimarginate.

«Ho trovato un club e una città che amo, forse è stato un colpo di fortuna. Appena arrivi a Istanbul capisci come mai chiunque abbia giocato qui si sia innamorato della squadra e della gente. Non avevo mai provato nulla di simile», racconta l’attaccante, proiettato verso la nuova sfida europea. «Sarà stimolante affrontare un top club. Sappiamo che ogni errore può costare carissimo».

Poi lo sguardo torna al passato. «A Napoli non ero più felice», confessa. Il punto di rottura è legato al video pubblicato dal club dopo un rigore sbagliato. «Dopo quel video su TikTok qualcosa si è rotto definitivamente. Chiunque può sbagliare un rigore, ma il Napoli ha fatto quel tipo di ironia soltanto con me. Sono stato vittima di insulti razzisti e ho preso la mia decisione: volevo andare via».

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Osimhen respinge le voci circolate nei mesi successivi. «Dicevano che arrivavo in ritardo, che litigavo con i compagni. Tutte bugie. Nessuno si è mai scusato pubblicamente». E sul rapporto con la dirigenza aggiunge: «Avevamo un gentlemen agreement per partire l’estate successiva, ma dall’altra parte l’impegno non è stato mantenuto del tutto. Hanno provato a mandarmi ovunque, mi trattavano come un cane. Non sono un burattino».

Nel suo destino, però, avrebbe potuto esserci la Juventus. «Giuntoli mi chiamò prima della trattativa con il Galatasaray. Ho parlato con persone del club, mi hanno mostrato interesse. E quando ti chiama la Juve devi sederti e ascoltare». Parole forti, ma non per tutti. Il rispetto resta intatto nei confronti di Luciano Spalletti.

«Si diceva che litigassimo, ma non era vero. Lo stimo tanto. Ha lavorato giorno e notte per convincerci che potevamo vincere lo scudetto. Pretendeva tanto, ma ti dava tantissimo. Certi allenatori ti fanno crescere prima come uomo e poi come calciatore». E anche su Antonio Conte chiarisce: «Mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto che voleva che restassi. Gli spiegai che mi sarebbe piaciuto lavorare con lui, ma ormai avevo fatto la mia scelta. Non volevo continuare a lavorare in un posto in cui non mi sentivo felice».

Resta l’amarezza per il rapporto con i tifosi. «Mi dispiace per loro. Alcuni sono venuti sotto casa mia a chiedere spiegazioni. Li capisco e li ammiro: per loro il Napoli viene prima di tutto». Alla vigilia della sfida contro la Juventus, Osimhen si definisce senza esitazioni: «Sono tra i migliori centravanti in circolazione. Se non sono il numero uno, sono il numero due. O al massimo il numero tre».

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Fonte REDAZIONE
Vincenzo Scarpa

Vincenzo Scarpa, Giornalista Pubblicista per Cronache della Campania e Studente di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II. Appassionato di qualsiasi tipo di sport, ama scrivere e parlare principalmente di calcio

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Vincenzo Scarpa
Tags: JuveOsimhen