La provincia di Napoli, oggi Città Metropolitana, è un mosaico culturale che si riflette nei nomi dei suoi 92 comuni. Questi toponimi non sono semplici etichette: sono tracce storiche e linguistiche che raccontano dominazioni greche, latine, medievali, influenze feudali e caratteristiche del territorio.
Secondo gli studi toponomastici, i nomi dei comuni italiani rientrano principalmente in alcune categorie:
- Nomi descrittivi della geografia
- Nomi legati a persone o famiglie antiche
- Nomi prediali o di proprietà fondiaria
- Nomi commemorativi o religiosi
Napoli — Neapolis: la “città nuova”
Napoli deriva dal greco Neápolis, cioè “città nuova”, nome attribuito dai Greci in epoca arcaica quando fu fondata come colonia e ampliamento rispetto all’antico insediamento di Palaepolis. La stessa città porta il ricordo della sua origine greca e del porto nel cuore del Mediterraneo.
La città di Napoli è anche legata alla leggenda di Partenope, da cui trae nome il primo insediamento, indicato nella mitologia come l’approdo della sirena omonima.
Pozzuoli — Porto e “puteoli”
Pozzuoli deriva dal latino Puteoli, nome che probabilmente si riferisce alle sorgenti o ai pozzi presenti nell’area (latino puteus, “pozzo”), oppure alla natura sulfurea e ai vapori termali del territorio. È stato uno dei porti più importanti dell’antichità.
Marano di Napoli — Tra natura e proprietà romana
Il nome “Marano” potrebbe essere connesso all’antico termine osco-sannita Marana legato alle acque piovane o, più probabile, al latino Marianum, cioè una grande proprietà rurale di un romano chiamato Marius.
Boscoreale e Boscotrecase — Il bosco reale e tre case
Tra i toponimi vesuviani troviamo esempi di nomi ricchi di senso paesaggistico e storico:
- Boscoreale significa “bosco reale”, dal latino nemus regalis, indicando una foresta di caccia reale.
- Boscotrecase è un nome composto: bosco + tre case, probabilmente riferito ad un decreto del XIII secolo che riconosceva tre monasteri nel territorio.
Castellammare di Stabia — Castello e antichità stabiane
Il toponimo significa letteralmente “castello sul mare”, mentre “di Stabia” rimanda all’antica città romana di Stabiae, distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
Secondigliano — Dal miglio romano alla gens Secondii
Secondigliano, oggi quartiere a nord di Napoli, probabilmente deriva da secundus miliarium, cioè il secondo miglio lungo l’antica strada verso Capua, unendo quindi una misura romana alla geografia. Un’altra interpretazione indica la possibile derivazione dal nome di una gens romana Secondii.
Roccarainola — Rocca e nome personale
Il nome è composto da “rocca”, riferito a un fortilizio o collina rocciosa, e il nome personale di probabile origine longobarda Raino (o Ragino). In alcune varianti storiche si collega alla parola rava, “cliff” o scarpata, cui poi si aggiunse il concetto di rocca.
Altri esempi mirati e significativi
Tufino
Il nome deriva dal tufo vulcanico del territorio, tipico materiale eruttivo del Vesuvio.
San Gennaro Vesuviano
Toponimo che rende omaggio al patrono San Gennaro; si afferma nel medioevo con il convento dedicato al santo.
Comiziano
Il nome potrebbe derivare da “cumignano”, legato alla coltivazione delle olive (cominia) o ad un luogo di rifugio per legionari romani (castrum), anche se la prima ipotesi è più diffusa.
Carbonara di Nola
Deriva dalla tradizionale produzione di carbone di legna, indicando un’attività antica legata alla foresta locale.
Volla
Il nome deriva dal latino bulla/bulla, legato a sorgenti d’acqua e piscine naturali tipiche dei terreni vulcanici ai piedi del Vesuvio.
Perché così tanti nomi terminano in -ano?
Molti toponimi dell’Italia meridionale, e in particolare del Napoletano, terminano in -ano perché derivano da nomi romani di proprietari terrieri o da termini prediali: per esempio Marianum → Marano, Giulianum → Giugliano. Questo suffisso indica appartenenza a un fondo rurale o a una gens
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Fonte REDAZIONE





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