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Napoli, trapianto fallito al Monaldi, la corsa contro il tempo per salvare il bimbo

La mamma del piccolo di due anni: «Ogni ora che passa le speranze diminuiscono. Serve subito un nuovo cuore»
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Napoli – È una corsa contro il tempo, fatta di ore che scorrono troppo in fretta e di speranze che si assottigliano. All’ospedale Monaldi di Napoli un bambino di due anni e tre mesi è in attesa urgente di un nuovo trapianto di cuore, dopo che il primo intervento si è rivelato inutilizzabile. A raccontare l’angoscia di queste ore è la madre, Patrizia, che da giorni vive sospesa tra l’attesa e la paura di non farcela.

«Le speranze diventano sempre meno»

«Oggi mi sento malissimo. Più passano le ore di attesa e più mi sento peggio di prima», racconta la donna. «I medici mi hanno spiegato che con il passare dei giorni le speranze diminuiscono. E lo vedo anche dal viso di mio figlio».
Il piccolo è ricoverato al Monaldi da circa cinquanta giorni, in condizioni critiche, dopo il fallimento del primo trapianto. Un tempo che, secondo i sanitari, non può allungarsi ancora.

La telefonata della direttrice del Monaldi

Nella giornata di oggi la madre è stata contattata dalla direttrice generale dell’ospedale, Anna Iervolino. «Mi ha chiamata per dirmi che mi è vicina e che sta facendo tutto il possibile per il bambino», riferisce Patrizia. «Mi ha anche concesso un permesso straordinario per poter entrare sempre a trovare mio figlio».

Un gesto che allevia solo in parte il peso di un’attesa che resta drammatica.

«Serve un cuore nuovo, subito»

Le condizioni del bambino non consentono ulteriori rinvii. «Bisogna trovare un nuovo cuore il prima possibile: a minuti, a ore», sottolinea la madre. «Fra qualche giorno potrebbe essere troppo tardi per salvarlo. Non possiamo fare altro che aspettare, ma il tempo che ha mio figlio non è molto».

La rabbia dopo le notizie sul primo trapianto

Sul fallimento del primo intervento, emerso anche attraverso articoli di stampa, la donna ammette di aver provato rabbia. «Non ci sono parole per commentare quello che è accaduto. Io l’ho saputo dai giornali», spiega. «I medici mi avevano detto solo che il cuore non “partiva” e che si sperava di farlo funzionare con nuove terapie, in attesa di un altro organo».

Una rabbia che oggi passa in secondo piano rispetto all’urgenza assoluta. «Ora la priorità è una sola: trovare un nuovo cuore per mio figlio», conclude.


Fonte REDAZIONE
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