Cronaca Napoli

Morte Domenico, l’infermiere di Bolzano: «Ho eseguito le indicazioni dell’equipe di Napoli»

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Nuovi sviluppi nell’inchiesta sul trasporto di un cuore destinato al trapianto che sarebbe stato conservato in un contenitore non sterile dopo l’espianto. Davanti agli investigatori, un operatore sanitario dell’ospedale di Azienda Sanitaria dell’Alto Adige ha ricostruito le fasi immediatamente successive all’intervento, sostenendo di aver agito seguendo le indicazioni dell’equipe chirurgica proveniente da Napoli.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Alto Adige, l’infermiere ha ammesso di aver versato personalmente il ghiaccio nel contenitore destinato alla conservazione dell’organo, precisando però che tutte le operazioni sarebbero state concordate con i medici.

Il contenitore non sterile: «Mi chiese un barattolo di plastica»

Nel verbale emerge un passaggio centrale dell’indagine. Dopo l’espianto, la chirurga avrebbe chiesto un contenitore in plastica per custodire il cuore. L’operatore sanitario avrebbe spiegato che la struttura non disponeva di recipienti idonei e sterili.

A quel punto avrebbe mostrato alla dottoressa alcuni barattoli utilizzati normalmente per l’istologia, impiegati per conservare campioni anatomici e non destinati a procedure sterili.

«Ha detto che andava bene, così gliel’ho consegnato», ha dichiarato l’oss agli investigatori.

Il nodo del ghiaccio e del trasporto dell’organo

Un altro elemento sotto la lente riguarda la conservazione a freddo dell’organo. L’infermiere ha raccontato di essere stato avvisato quando il ghiaccio era pronto e di averlo portato personalmente in sala operatoria.

«Ho mostrato la scatola di polistirolo alla chirurga dicendole: “Questo abbiamo”. Le ho chiesto se andasse bene e lei ha risposto di sì», avrebbe riferito nel corso dell’interrogatorio.

Secondo la ricostruzione, l’equipe partenopea disponeva inoltre di un contenitore per il trasporto simile a una ghiacciaia da campeggio, nel quale il ghiaccio risultava già parzialmente sciolto.

«Interventi fermati anche per meno»: il dubbio sulle procedure

Nel verbale compare anche una riflessione dell’operatore sanitario sulla gestione dell’intervento. L’infermiere ha sottolineato che, nella sua esperienza professionale, operazioni chirurgiche vengono sospese o rinviate qualora non siano garantite condizioni ottimali o tutta l’attrezzatura necessaria.

Una circostanza che ora alimenta ulteriori interrogativi sulle verifiche effettuate prima dell’espianto e sulla catena delle responsabilità tra le diverse equipe coinvolte.

Spostato il coordinatore dell’officina ospedaliera

Nel frattempo, secondo quanto riferito dal quotidiano locale, il coordinatore dell’officina interna dell’ospedale di Bolzano sarebbe stato trasferito ad altro incarico all’interno della struttura sanitaria, decisione maturata mentre proseguono gli accertamenti amministrativi e giudiziari.

Le fasi dell’inchiesta

L’indagine nasce dalla gestione di un cuore prelevato per un trapianto e dalle modalità con cui sarebbe stato conservato e trasportato dopo l’espianto. Al centro degli accertamenti ci sono l’utilizzo di un contenitore non sterile, la qualità del ghiaccio impiegato per la conservazione e la disponibilità dell’attrezzatura adeguata al momento dell’intervento.

Gli investigatori stanno ricostruendo la catena decisionale tra il personale sanitario locale e l’equipe chirurgica arrivata da Napoli, per chiarire chi abbia autorizzato le procedure contestate e se siano stati violati protocolli clinici e norme di sicurezza.

Le dichiarazioni dell’infermiere rappresentano ora un passaggio chiave dell’inchiesta, perché attribuirebbero le scelte operative alle indicazioni dei chirurghi esterni, aprendo un possibile conflitto di responsabilità tra i diversi soggetti coinvolti nella complessa operazione sanitaria.

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Fonte REDAZIONE
Rosaria Federico

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