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Morso dal ragno violino: all’Ospedale del Mare un’équipe multidisciplinare salva la gamba ad Alessandro

Arrivato in condizioni critiche con una grave sepsi e necrosi diffusa, il 68enne ha affrontato un calvario di tre mesi e oltre 15 interventi. Una storia di buona sanità che unisce Chirurgia Plastica, Infettivologia e Rianimazione, permettendo al paziente di tornare a camminare.
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Napoli– È una storia di paura, sofferenza, ma soprattutto di rinascita e grande competenza medica quella di Alessandro (nome di fantasia), un 68enne che ha rischiato di perdere la vita e l’arto inferiore a causa di quella che, con ogni probabilità, è stata la puntura di un “ragno violino”.

Quello che sembrava un banale incidente estivo si è trasformato in un incubo clinico risolto solo grazie a uno straordinario lavoro di squadra presso l’Ospedale del Mare.

L’arrivo in codice rosso e la diagnosi choc

Tutto inizia la notte tra il 26 e il 27 giugno 2025. Alessandro giunge al Pronto Soccorso del nosocomio napoletano in condizioni già compromesse. La gamba sinistra è gonfia, arrossata, cianotica e cosparsa di lesioni bollose; la febbre è altissima. Il paziente riferisce una puntura d’insetto nei giorni precedenti, compatibile per sintomatologia con il veleno necrotizzante del ragno violino.

La gravità della situazione emerge immediatamente. Una TAC urgente, eseguita dalla Radiologia Generale diretta da Fabio Tamburro, evidenzia un infargimento emorragico dei tessuti sottocutanei. Ricoverato d’urgenza nella Medicina di Emergenza guidata da Giovanna Guiotto, la diagnosi non lascia spazio a dubbi: sepsi e fascite.

Le condizioni di Alessandro precipitano rapidamente: l’infezione divora i tessuti, provocando vaste aree di necrosi dalla coscia fino alla gamba e sviluppando un’artrite settica al ginocchio. Lo spettro dell’amputazione diventa un’ipotesi concreta, mentre la vita stessa del paziente è appesa a un filo.

La battaglia in sala operatoria: 15 interventi per evitare l’amputazione

Dopo un passaggio necessario in Terapia Intensiva, diretta da Ciro Fittipaldi, per stabilizzare le funzioni vitali, la gestione del caso passa nelle mani della Unità Operativa di Chirurgia Plastica del dottor Alfredo Borriello. È qui che inizia la vera controffensiva medica.

L’équipe chirurgica mette in atto una strategia aggressiva e meticolosa: vengono eseguiti circa dieci interventi di debridement, una procedura chirurgica volta a rimuovere progressivamente i tessuti morti, accompagnata da lavaggi continui e dall’applicazione di terapia a pressione negativa.

Parallelamente, si combatte la guerra contro l’infezione sistemica: l’infettivologa Marina Lugarà imposta terapie antibiotiche mirate di ultima generazione che riescono, dopo giorni di tensione, a mettere sotto controllo la sepsi.

La rinascita e il ritorno a casa

Una volta bonificata l’area e scongiurato il pericolo di vita, è scattata la fase ricostruttiva. Il team del dottor Borriello ha sottoposto Alessandro ad altri cinque interventi chirurgici, utilizzando matrici dermiche avanzate e innesti cutanei per riparare i danni devastanti causati dalla necrosi.

La risposta del paziente è stata eccellente: la febbre è scomparsa, le ferite si sono chiuse e il quadro emodinamico si è stabilizzato. Oggi Alessandro è tornato a casa. Non solo ha conservato il suo arto, ma ha recuperato la piena funzionalità motoria ed è in grado di camminare perfettamente, chiudendo definitivamente un capitolo doloroso della sua vita.

Un modello di sanità d’eccellenza

Il caso di Alessandro rappresenta un esempio virtuoso di come la collaborazione tra diversi reparti possa fare la differenza tra la vita e la morte.

«Anche in questo caso le donne e gli uomini dell’ASL Napoli 1 Centro sono stati straordinari», afferma Maria Corvino, direttore sanitario dell’azienda. «Grazie alla loro professionalità hanno trattato al meglio un caso clinico molto complesso. Questa è una sanità d’eccellenza che offre risposte concrete ai cittadini».

Sulla stessa linea il direttore generale Gaetano Gubitosa, che sottolinea il valore del lavoro di squadra: «Quello dell’Ospedale del Mare è un team multidisciplinare che ha lavorato all’unisono. Questo risultato è il frutto della dedizione e della capacità di mettere al centro il paziente. Ringrazio tutto il personale coinvolto per l’impegno e per l’ottimale risultato raggiunto».

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
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