

Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Tommaso
Napoli – Il cuore destinato al piccolo Domenico, il bambino di due anni trapiantato il 23 dicembre scorso all’ospedale Monaldi di Napoli fu trasportato in un contenitore isotermico tradizionale, privo di sistemi di monitoraggio della temperatura, nonostante la struttura disponesse di box di ultima generazione.
La scelta sarebbe stata determinata dalla mancata formazione del personale all’uso delle apparecchiature più moderne. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura partenopea sul caso del piccolo paziente.
Secondo gli accertamenti, l’équipe incaricata del prelievo a Bolzano avrebbe utilizzato un contenitore in plastica di vecchio tipo, sprovvisto di sonde e display per il controllo termico interno.
Le linee guida sui trapianti raccomandano invece l’impiego di dispositivi tecnologici che consentono la tracciabilità continua delle condizioni di conservazione dell’organo.
L’ospedale Monaldi risulta dotato di tali sistemi avanzati per il trasporto degli organi. Tuttavia, nel caso specifico, si sarebbe optato per la soluzione tradizionale perché gli operatori non erano adeguatamente addestrati all’uso del box tecnologico.
Gli investigatori stanno verificando se il cuore sia stato compromesso durante il trasferimento. Tra le ipotesi al vaglio vi è anche l’utilizzo di ghiaccio secco, anziché ghiaccio convenzionale, per la conservazione dell’organo durante il viaggio da Bolzano a Napoli. Una modalità che potrebbe aver alterato le condizioni termiche ideali.
Per chiarire l’intera vicenda, gli ispettori del Ministero della Salute arriveranno domani all’ospedale Monaldi. Successivamente effettueranno verifiche anche nella struttura sanitaria di Bolzano, dove il cuore era stato espiantato.
L’ispezione dovrà ricostruire tutte le fasi del percorso dell’organo — dal prelievo al trasporto fino alla decisione chirurgica — per accertare eventuali responsabilità organizzative e procedurali nel trapianto del 23 dicembre.