Cronaca di Napoli

Il boss pentito Raffaele Notturno racconta: «Dopo l’omicidio di mio figlio, toccava a me»

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Per anni lo chalet Baku di Scampia è stato uno dei simboli del controllo criminale sul territorio. Un luogo dove lo spaccio non era solo business, ma potere, prestigio, egemonia. A gestirlo era Raffaele Notturno, figura storica del rione, legata a doppio filo alle dinamiche dei clan locali.

Poi arriva l’omicidio del figlio Nicola. Un trauma familiare, ma anche un punto di rottura negli equilibri camorristici. Da quel momento, racconta Notturno, tutto cambia. Lentamente, ma in modo inesorabile.

Il 18 ottobre 2022, il giorno dopo i fatti che lo spingono a collaborare, Notturno mette tutto nero su bianco davanti ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Il suo racconto è lucido, dettagliato, drammatico. Una lunga discesa verso l’isolamento e la condanna a morte.

“Quando è uscito Costantino non si è capito più niente”

Notturno individua con precisione il momento in cui la sua posizione diventa insostenibile: la scarcerazione dei fratelli Raia. “Negli ultimi cinque anni ho sempre ricevuto minacce dai fratelli Raia: Patrizio, Costantino, Francesco e dai loro familiari. Tutto è iniziato dopo che è stato ucciso mio figlio Nicola e dopo che sono usciti dal carcere Armandino Ciccarelli, Patrizio Raia e infine Costantino Raia”.

Fino a quel momento, spiega, la sua leadership sullo chalet Baku non era in discussione.

“Fino a che è uscito Costantino la situazione era ancora tranquilla ed ero io il capo dello chalet. Ma quando è uscito lui, non si è capito più niente: si misero di faccia contro di me”.

È l’inizio di una guerra silenziosa, combattuta non con sparatorie plateali ma con una strategia di logoramento.

L’ordine di farsi da parte

Il primo atto è simbolico e concreto allo stesso tempo: la richiesta di farsi da parte.

“Un giorno Armando Ciccarelli mi bussò al citofono e mi disse che era uscito Costantino. Scesi e trovai Costantino Raia, Patrizio Raia, il nipote Pietro e Antonio, cognato di Patrizio. Mi dissero chiaramente di farmi da parte perché ormai comandavano loro”.

Non è una proposta, ma un’imposizione.

“Dicevano ‘levati da mezzo, comandiamo noi’, anche se formalmente affermavano di stare sotto mio fratello Enzo Notturno, che è detenuto”.Da quel momento Notturno viene “parcheggiato”: resta fisicamente nel rione, ma viene estromesso da ogni decisione.

Dallo spaccio all’isolamento forzato

Lo chalet Baku passa sotto il controllo dei Raia. I ragazzi che spacciano non rispondono più a lui. Le entrate calano, il prestigio scompare.

“Fino a quel momento ero io a gestire la piazza di spaccio, avevo i miei ragazzi. Poi mi dissero di parcheggiarmi, senza mandarmi via, ma togliendomi tutto”.Parallelamente inizia una campagna di intimidazione sistematica.

Minacce in casa e terrore per chi gli sta vicino

La violenza non è solo rivolta a lui, ma a chiunque gli resti accanto.“Un mese dopo, mentre a casa mia c’era mio nipote Raffaele Iacomo, salirono Patrizio, Costantino e Francesco Raia. Quando mio nipote si presentò, gli dissero: ‘Non hai capito niente, ti schiattiamo la testa’”.

Un messaggio mafioso classico: colpire gli affetti per colpire l’uomo.“Chi sta con te viene picchiato”

L’isolamento diventa fisico.

“In un circolo mi dissero che non dovevo stare giù, non dovevo stare con la gente. Chiunque stava con me sarebbe stato picchiato”.La minaccia si trasforma in realtà.

“In quel periodo fu picchiato Bruno Genovese da Ruffo Luigi e dal nipote di Costantino, Pietro, alla presenza dello stesso Costantino. Il motivo? Era stato visto insieme a me”.

Il tentato omicidio sotto i porticati

La tensione culmina in un episodio che Notturno definisce uno spartiacque.

“Era una domenica, stavo da mia madre che ha un negozio di caramelle. A un certo punto mi accorsi che erano scomparsi tutti. Capii che qualcosa non andava e salii subito a casa”.

Pochi minuti dopo, la conferma.“Arrivò ‘Gettone’, da solo, con una pistola e un casco integrale, cercando me per spararmi”.

Viene riconosciuto dagli abitanti del rione perché si alza la visiera. La madre di Notturno lo avverte disperata.“Mi disse che c’era una persona armata che mi cercava per uccidermi”.

L’inseguimento e il clima di caccia all’uomo

Non è un episodio isolato.“Mio nipote Carmine Iannotti mi raccontò che quella stessa persona aveva inseguito anche lui, cercando di sparargli”.I Raia, racconta Notturno, negano persino di fornirgli un’arma per difendersi.

“Chiese una pistola per difendersi, ma loro dissero che non avevano niente”.

Il controllo totale del territorio

Nel frattempo il clan Raia consolida il dominio.“Si presero una casa al tredicesimo piano nel Lotto T/A, due case al Buon Pastore e anche una sala biliardo nella Torre Bianca, proprio quella dove fu ucciso mio figlio”.È la dimostrazione plastica del passaggio di potere.

“Dopo quell’episodio mi sono chiuso in casa”. Dopo il tentato agguato, Notturno capisce che il cerchio si sta stringendo.“Da quel momento mi sono chiuso in casa per proteggere la mia famiglia”.Una prigionia di fatto, che segna la fine del suo ruolo criminale.

I riscontri decisivi di Salvatore Roselli

Le parole di Notturno trovano riscontro pieno nelle dichiarazioni di Salvatore Roselli, altro collaboratore di giustizia.

“Quando Patrizio e Costantino Raia uscirono dal carcere erano male intenzionati nei confronti di Raffaele Notturno”.Roselli aggiunge un dettaglio fondamentale.

“Sono stato io a intercedere perché non lo uccidessero, spiegando che se l’avessero fatto Enzo Notturno si sarebbe potuto pentire e li avrebbe inguaiati”.

La soluzione individuata è quella dell’estromissione controllata.“Ligouri, su mia pressione, decise di parcheggiare Raffaele Notturno e mettere i fratelli Raia insieme ad Armando Ciccarelli”.

L’ascesa definitiva del clan Raia

Per la Dda di Napoli il quadro è chiaro: la progressiva esautorazione di Raffaele Notturno coincide con l’inizio dell’egemonia del clan Raia sullo chalet Baku, collocabile temporalmente tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019.

Un dominio costruito non solo con il traffico di droga, ma con la violenza sistematica, il controllo del territorio e un piano preciso: eliminare chi rappresentava il passato.

Un piano fallito solo per un calcolo di convenienza. Ma che alla fine ha portato Raffaele Notturno a fare la scelta più temuta dai clan: parlare.

Le sue parole, infatti, riscontrate anche nella versione fornita dal collaboratore Salvatore Roselli, sono uno dei pilastri dell’ordinanza che ha portato ai 15 arresti nel clan Raia.

(Nella foto da sinistra in alto Costantino, Francesco e Patrizio Raia; poi Raffaele Notturno e il figlio ucciso Nicola Notturno e infine il pentito Salvatore Roselli)

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Fonte REDAZIONE
Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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Giuseppe Del Gaudio