

I vertici del clan della Vanella Grassi
Scopri come il blitz dei narcos di Scampia ha scosso il traffico di droga in Campania. Una rapina audace ai danni dei corrieri della ’ndrangheta ha cambiato gli equilibri del mercato.
Quando la telefonata arriva, Simone Bartimoro detto “Jet” non è a Napoli. È nascosto a Barcellona, protetto da uomini fidati e telefoni che cambiano continuamente scheda e identità. Latitante, ricercato, ma ancora centrale nei traffici di droga che collegano la Spagna alla Campania.
Secondo quanto raccontano i collaboratori di giustizia nelle dichiarazioni confluite nell’ordinanza cautelare firmata dal gip Carla Sarno, qualcuno lo avverte che un carico enorme sta per arrivare: venti chili di cocaina trasportati da corrieri calabresi e destinati agli Amato-Pagano.
Un viaggio come tanti.Una consegna milionaria.mPoi arriva la frase. “Stanno arrivando venti pacchi… fagli fare una rapina”.Non è uno sfogo. Non è un’idea buttata lì. È una decisione.
Dall’altra parte del telefono c’è Gaetano Angrisano, anche lui latitante. Rimane sorpreso, raccontano i pentiti. “All’inizio restò stupito — mette a verbale uno di loro — perché era una cosa troppo grossa. Ma poi accettò la soffiata e organizzò tutto”.
Perché rubare droga a trafficanti calabresi significa dichiarare guerra.Fabio Iazzetta prende in mano l’operazione. Servono uomini che non parlino, armi e soprattutto una zona neutra. Casavatore diventa il punto perfetto: confine urbano, traffico sufficiente a confondere i movimenti ma abbastanza isolato da evitare occhi indiscreti.
Nel frattempo i corrieri partono dalla Calabria senza sapere di essere già stati venduti. Sebastiano Romeo e Giovanni Nirta guidano un’Audi RS Q3 scura con targa tedesca. Un’auto veloce, sportiva, scelta proprio per attraversare chilometri senza attirare attenzioni. Dietro di loro segue Andrea Giuliani su una vecchia Fiat Bravo grigia, sporca di terra.
È quella la macchina importante.Dentro non ci sono bagagli.Ci sono venti chilogrammi di cocaina. Gli investigatori stimano milioni di euro sul mercato.Quando arrivano a Napoli qualcuno li aggancia. Un contatto apparentemente normale. Un appuntamento che non lascia sospetti.
Una volta che la decisione fu presa, la macchina si mise in moto con la precisione di un’operazione militare. Fabio Iazzetta, col supporto di Luigi Rosas, si occupò di organizzare l’agguato nel dettaglio. Il ruolo di esca — quello più delicato, quello che richiedeva di avvicinarsi fisicamente ai corrieri senza destare sospetti — fu affidato a Ciro Musella, che avrebbe dovuto “agganciare” i calabresi e condurli nella trappola.
La location prescelta fu via Francesco Caracciolo, nel comune di Casavatore, sul confine con il territorio del Comune di Napoli — una strada di periferia, anonima quanto basta, con abbastanza spazio per fermare due automobili e abbastanza isolamento per fare il lavoro in fretta.
Il commando operativo era composto da Luigi Esposito e da suo fratello Camillo, armati rispettivamente di una pistola calibro 38 e di una calibro 9 corto. A chiudere il cerchio, Raffaele Russolillo, che avrebbe avuto il compito di impossessarsi fisicamente del carico, e un quarto elemento identificato dai pentiti come “Felicione”, alla guida dell’auto. A sorvegliare l’area dall’esterno, con un veicolo, “Gino o’Zuppone”, il cui compito era garantire la copertura alla squadra.
Era aprile del 2023. I tre corrieri calabresi — Sebastiano Romeo, Giovanni Nirta e Andrea Giuliani — erano partiti dalla Calabria con un’auto sportiva di lusso e una berlina vecchio stampo.
Romeo e Nirta viaggiavano su un’Audi RS-Q3 di colore scuro — un SUV sportivo, modello a benzina, targhe tedesche. Giuliani, invece, era alla guida di una vecchia Fiat Bravo grigia, berlina, non station wagon, sporca di terra come solo le macchine di chi percorre strade di campagna possono essere. Nascosto nell’abitacolo di quella Bravo c’era il carico: venti chilogrammi di cocaina, avvolti e occultati con la cura che si riserva a un tesoro che vale una fortuna.
Musella li agganciò, come da copione, e li guidò fino a via Caracciolo. Quando le auto si fermarono, scattò la trappola. Luigi e Camillo Esposito scesero con le pistole già in pugno e le puntarono contro i tre calabresi, intimando loro di uscire dai veicoli. Romeo, Nirta e Giuliani non avevano scampo: erano in terra straniera, circondati, e con le canne di due pistole ad altezza petto.
Fu Russolillo, insieme a Camillo Esposito, a farsi indicare dai corrieri dove fosse nascosta la droga. Poi presero il carico, lo caricarono sulla propria auto e portarono il tutto a Iazzetta e Rosas. Questi, a operazione conclusa, disposero che fosse Russolillo a occultare la cocaina. In pochi minuti, venti chili di droga erano passati di mano. I corrieri calabresi erano rimasti a mani vuote, in mezzo a una strada di Casavatore, con addosso solo la vergogna e il timore di dover spiegare al mittente com’era andata.
Raffaele Paone, uno dei collaboratori di giustizia ascoltati tra il 2024 e il 2025 nel corso delle indagini condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli — dice di averla appresa direttamente tra maggio e giugno del 2023, quando era ancora caldo il ricordo dell’azione.
“La cosa mi sembrò inverosimile”, ammette il collaboratore. Tanto inverosimile che aveva bisogno di una prova. E Iazzetta gliela fornì immediatamente: “Per confermare la veridicità, mi regalò, seduta stante, 2500 euro. Lui, che non mi ha mai regalato niente”.
Ma la conferma più colorita arrivò da Gino “o’Zuppone”, il palo dell’operazione, che di fronte all’incredulità del pentito scoppiò a ridere e disse: “Credevi che stessimo scherzando?”.
Quella risata, riportata nero su bianco nell’ordinanza del gip Sarno, vale più di mille pagine di verbali. È la risata di chi ha appena messo a segno il colpo della vita, di chi sa che ha fatto qualcosa di enormemente rischioso ma si sente, almeno per ora, intoccabile.
Le parole dei pentiti, per quanto precise e circostanziate, non bastano da sole. La legge impone riscontri oggettivi, elementi esterni che confermino le dichiarazioni rese de relato e in correità diretta. Ed è qui che l’inchiesta dei Carabinieri del R.O.N.I. si rivela decisiva.
Luigi Esposito — uno dei due fratelli armati che aveva tenuto sotto minaccia i corrieri — ha ammesso la sua partecipazione alla rapina, fornendo nella sua collaborazione dettagli tecnici di enorme valore investigativo. Ha descritto le auto dei calabresi con precisione: “Un’Audi RS-Q3 di colore scuro, modello sportivo a benzina”, e “una Fiat Bravo grigia, vecchio modello, berlina, tutta sporca di terra”.
Gli accertamenti di polizia giudiziaria hanno confermato ogni singolo dettaglio. Sebastiano Romeo risulta aver utilizzato un’Audi RS-Q3 di colore nero con targa tedesca MUG160: nell’arco di poco più di un anno, dal novembre 2022 al dicembre 2023, era stato controllato alla guida di quella vettura ben tredici volte in vari comuni della Locride e del reggino — Locri, Bianco, Siderno, San Luca, Bovalino — il territorio della cosca Nirta-Strangio.
Andrea Giuliani, invece, era al volante della Fiat Bravo grigia targata DL 994 ZX, intestata a lui. Una macchina che conosce bene le strade calabresi e, evidentemente, anche quelle dell’hinterland napoletano. E c’è di più: nelle settimane immediatamente successive alla rapina, il 26 aprile e il 28 maggio 2023, Giuliani era stato coinvolto in due incidenti stradali separati, sempre alla guida di quella stessa Fiat Bravo. Come se quei giorni fossero segnati, già prima degli arresti, da un’inquietudine difficile da controllare
Perché secondo i pentiti quel carico doveva arrivare agli Amato-Pagano attraverso Simone “Jet”.E quando sparisce, qualcuno deve pagare.“Credo che Simone abbia avuto un grosso problema sia con i calabresi sia con gli Amato-Pagano”, racconta il collaboratore Luigi Esposito
Un debito enorme.Una responsabilità impossibile da spiegare.È in quel momento che gli equilibri cambiano.“Con questa vicenda è passato con noi della Vanella Grassi”.
La storia continua lontano da Napoli. Malaga, Porto Banus, Barcellona. È lì che si muovono i broker della droga. Dopo l’arresto nel 2021 di Pasquale Vanacore, detto “El Chapo”, Gaetano Angrisano tenta di impossessarsi dei suoi contatti internazionali. Un intermediario marocchino gestiva i rapporti con i grandi fornitori.
Secondo i collaboratori ci riesce. “Adesso la Vanella Grassi è la più forte nell’importazione di cocaina, fumo, erba ed eroina”.Non più solo quartieri.Ma traffici globali.
Gli investigatori cercano conferme e le trovano. Sebastiano Romeo viene controllato tredici volte tra Locride e Reggino alla guida proprio dell’Audi RS Q3 descritta dai pentiti. Andrea Giuliani rimane coinvolto in due incidenti stradali subito dopo la rapina mentre guida una Fiat Bravo intestata a lui.
Gli stessi veicoli.Gli stessi uomini.Gli stessi percorsi.Un mosaico che si chiude lentamente e che, secondo il gip, restituisce un quadro indiziario grave e coerente.Perché quella rapina non è soltanto un episodio criminale.
È il momento in cui qualcuno capisce che nella guerra per la cocaina non esistono più fornitori intoccabili.Solo occasioni.E tradimenti.