Distaccato, freddo, privo di segni di rammarico. È l’atteggiamento mostrato da Giuseppe Musella, 28 anni, di Ponticelli, reo confesso dell’omicidio della sorella Jlenia, durante il breve colloquio avuto ieri nel carcere di Secondigliano con il cappellano, don Giovanni Russo.
Alla domanda di rito, “Come va?”, Musella avrebbe risposto senza esitazioni: “Va tutto bene, non vi preoccupate”. Una risposta che ha colpito profondamente il sacerdote, rimasto sorpreso dall’assenza di dolore e pentimento.
Il colloquio con il cappellano
Secondo quanto riferito, l’atteggiamento del giovane è apparso in netto contrasto con quello mostrato davanti al pubblico ministero nel corso dell’interrogatorio di convalida del fermo, quando Musella aveva lasciato trasparire segni di sofferenza, forse anche per ragioni di opportunità giuridica.
Il comportamento tenuto in carcere ha impressionato al punto don Giovanni Russo, parroco della chiesa di Santa Maria Assunta in via Nolana, nella zona delle Parrelle a Pompei, che questa mattina ha deciso di raccontare l’episodio ai fedeli durante la messa.
L’incontro con il garante dei detenuti
Nella stessa giornata Giuseppe Musella ha incontrato anche Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania, in visita ai vari reparti del carcere di Secondigliano per i consueti colloqui istituzionali.
Ciambriello ha trovato Musella in cella con un altro detenuto. Il colloquio è durato alcuni minuti e non è mai entrato nel merito dell’omicidio. Il 28enne ha riferito di essere trattato correttamente all’interno dell’istituto penitenziario.
“Troppe fandonie sul mio conto”
Durante l’incontro, Musella si è soffermato su quanto, a suo dire, sarebbe stato scritto o raccontato in modo inesatto sulla sua persona e sulla sua famiglia. Notizie e voci che ha liquidato come “fandonie”.
Ha parlato della sua infanzia e adolescenza trascorse in gran parte nel rione Luzzatti, dove frequentava la parrocchia del quartiere. Proprio lì, nel pomeriggio di ieri, sono stati celebrati i funerali della sorella Julenia.
Musella ha ricordato anche la sua esperienza sportiva, raccontando di aver militato in una squadra di calcio come ala sinistra.
Nessun intento autolesionistico
Il giovane ha infine smentito con decisione le indiscrezioni secondo cui avrebbe manifestato propositi di autolesionismo. Una voce che, secondo il suo racconto, non avrebbe alcun fondamento. “Una tragedia basta e non ne servono due”, gli avrebbe detto la madre.
Una vicenda ancora tutta da chiarire
Mentre le indagini proseguono per ricostruire nel dettaglio le circostanze e il movente dell’omicidio di Julenia Musella, resta l’immagine di un reo confesso che, almeno in questa fase, appare impermeabile al peso del gesto compiuto. Un atteggiamento che continua a interrogare inquirenti, operatori penitenziari e una comunità ancora sconvolta da una tragedia familiare senza ritorno.
Fonte REDAZIONE





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