

Don Giovanni Russo
Ieri, nell’omelia, don Giovanni Russo, parroco della chiesa “Santa Maria Assunta” di Pompei e cappellano del carcere di Secondigliano, ispirandosi alla profondità del Vangelo dove Gesù ricorda ai discepoli: “Voi siete sale e Luce della Terra”, ha ricordato quanto è importante e gustosa la vita, invito rivolto più volte alle nuove generazioni anche da Papa Francesco: «cari giovani non “giocatevi la vita”, “non andate in pensione prima del tempo”, “non guardate la vita dal balcone”».
Questo messaggio fa parte di un invito più ampio a vivere con intensità, passione e responsabilità, evitando la superficialità. Poi, quel passaggio molto forte: non “vivacchiare”, un monito che invita a non essere “giovani-divano” o “auto parcheggiate”, ma a camminare, sporcarsi le mani, fare scelte coraggiose, persino sbagliate, piuttosto che restare fermi.
“Sognare e agire” è l’invito del Santo Padre Francesco a non passare la vita davanti a uno schermo o come turisti del mondo, ma a “mettere in gioco” la propria vita, donandola agli altri e costruendo un futuro concreto. Andare controcorrente: il Papa incoraggia a non lasciarsi “addomesticare” dalla mentalità consumistica o dall’omologazione, ma a perseguire ideali alti.
A tali riflessioni, il sacerdote ha unito, grazie ai diversi colloqui fatti nella sua lunga esperienza di cappellano, anche le storie dei detenuti dalle vite spezzate. Tra questi, anche Giuseppe Musella, 28 anni, di Ponticelli, reo confesso dell’omicidio della sorella Jlenia. Don Giovanni ha invitato, dunque, tutti e, in particolare, i giovani a non cedere alla logica della violenza.