Pozzuoli – Quindici anni dopo, il cerchio si chiude su un omicidio di camorra rimasto a lungo senza colpevoli in carcere: quello di Carmine Campana, uomo considerato all’epoca il “pupillo” e cassiere del clan Beneduce, oltre che gestore delle estorsioni.
Un bersaglio scelto non per caso, ma per colpire al cuore il boss di Pozzuoli Gaetano Beneduce: eliminare la persona più vicina a lui.
La svolta è arrivata con le dichiarazioni convergenti di due collaboratori di giustizia, ritenuti centrali nella ricostruzione, e con una serie di riscontri investigativi. I carabinieri della compagnia di Pozzuoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone: il provvedimento è stato emesso dal gip Antonino Santoro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Gli arrestati sono Ferdinando Aulitto, 59 anni, detto “capellone”; Salvatore Cianciulli, 39 anni, alias “masaniello”; Mario Pagliuca, 46 anni, detto “marittiello”, fratello del pentito Procolo; e Leonardo Tortorella, 55 anni, cognato di Mario. Aulitto e Cianciulli risultano già detenuti per altri reati di camorra; Pagliuca e Tortorella sono stati bloccati all’alba.
Nella stessa indagine compaiono anche Procolo Pagliuca e Gennaro Alfano, indicati come mandante ed esecutore reo confessi: per loro non è stata emessa misura cautelare proprio perché collaboratori di giustizia.
La faida e la scelta del bersaglio: “colpire il boss attraverso il suo uomo chiave”
Per inquadrare il delitto bisogna tornare agli anni della faida che, tra il 2007 e il 2010, insanguinò l’area flegrea e le zone limitrofe. Da una parte i Beneduce, dall’altra i Longobardi, con il sostegno del gruppo Pagliuca-Sarno. Una guerra di potere e controllo sul territorio, sulle estorsioni e sul traffico di droga, che lasciò una scia di vittime.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’omicidio Campana nasce dentro questa frattura. La decisione sarebbe maturata nel carcere di Secondigliano: una pianificazione “da cella”, in pochi metri quadrati, dove si sarebbe discusso di tutto, perfino dell’arma da impiegare.
Nel racconto confluito agli atti, una pistola sarebbe stata persino “donata” da un veterano del clan come parte di un rituale di affiliazione: un passaggio che segna l’ambizione di Procolo Pagliuca, ras del Rione Toiano, pronto — secondo l’impianto accusatorio — a rompere vecchi equilibri e a costruire una propria autonomia.
L’obiettivo, per gli inquirenti, era duplice: vendetta di faida e conquista di spazio criminale. Pagliuca, con l’appoggio di Aulitto (che all’epoca risulterebbe affiliato ai Beneduce), avrebbe puntato a prendere in mano le leve principali del potere sul territorio: spaccio ed estorsioni ai commercianti di Pozzuoli.
L’agguato del 15 maggio 2010: nove colpi nel parcheggio della caffetteria
La mattina del 15 maggio 2010, a Licola, la spedizione di morte entra nella fase esecutiva. Campana viene raggiunto all’interno del parcheggio di una caffetteria nei pressi dello svincolo della SS7 Quater. È in auto, una Smart For Two.
A sparare — secondo quanto ricostruito — sarebbe stato Salvatore Cianciulli, in sella a una Yamaha T-Max guidata da Gennaro Alfano. I due, con il volto coperto da caschi integrali, si sarebbero avvicinati alla vettura e avrebbero esploso nove colpi di pistola calibro
7,65, colpi che non gli lasciano scampo.
Nella ricostrizone dell’agguato, un ruolo chiave lo avrebbero avuto anche i “basisti”: Mario Pagliuca e Leonardo Tortorella. A loro viene attribuita la preparazione logistica (moto, caschi e armi) e il supporto sul campo, con pedinamenti e “battute” alla vittima da bordo di due auto, fino alla copertura della fuga.
Le tracce cancellate: moto bruciata, arma nel lago d’Averno
Dopo l’omicidio, la strategia sarebbe stata quella classica dei delitti di camorra: eliminare i reperti e spezzare i collegamenti. La motocicletta sarebbe stata abbandonata e data alle fiamme in un terreno; la pistola, invece, sarebbe stata lanciata nelle acque del lago d’Averno.
Nel mirino — emerge ancora dalla ricostruzione — non ci sarebbe stato solo Campana: nei giorni precedenti, un altro affiliato del clan Beneduce sarebbe stato seguito, ma quella mattina risultava assente dal luogo dell’agguato.
“Dolci e champagne”: la festa e il presunto rito di affiliazione dopo l’omicidio
Uno dei passaggi più inquietanti, riportato negli atti attraverso le parole del collaboratore, riguarda ciò che sarebbe avvenuto subito dopo il delitto: una festa in casa Pagliuca, al Rione Toiano, con dolci e champagne. Un brindisi che, nel racconto, diventa anche un secondo rito di affiliazione.
Procolo Pagliuca mette a verbale un dettaglio preciso, consegnato dagli investigatori alla ricostruzione complessiva. «Il pomeriggio dell’omicidio ho mandato mio fratello Mario e Alfano Gennaro da Aulitto Ferdinando con un bicchiere di champagne dicendo loro di dire ad Aulitto che era il bicchiere dal quale già avevo bevuto io».
E ancora, sempre secondo il racconto: Aulitto avrebbe bevuto e avrebbe risposto: «A posto, salutamelo e dagli un bacio».
Sono frasi che, per gli inquirenti, non descrivono solo un brindisi, ma un linguaggio di appartenenza: la celebrazione dell’omicidio come “sigillo” di un patto e come messaggio interno di riconoscimento.
L’inchiesta e la svolta: riscontri e dichiarazioni per chiudere il cold case
L’indagine che porta agli arresti, secondo quanto riferito, si regge su due pilastri: da un lato gli accertamenti tecnico-scientifici e gli elementi di riscontro, dall’altro le chiamate in correità e la ricostruzione dettagliata dei collaboratori di giustizia, che indicano mandanti, esecutori e basisti.
Il risultato, quindici anni dopo l’agguato, è il provvedimento cautelare che ridisegna la mappa delle responsabilità attorno a un delitto simbolo della stagione di sangue della faida flegrea: l’omicidio di un “uomo chiave” per arrivare al boss, colpendo la sua cerchia più stretta.
Chi sono gli arrestati
Ferdinando Aulitto, 59 anni (“capellone”): già detenuto per altri reati di camorra.
Salvatore Cianciulli, 39 anni (“masaniello”): indicato come il presunto killer; già detenuto per altri reati.
Mario Pagliuca, 46 anni (“marittiello”): indicato come basista; arrestato all’alba.
Leonardo Tortorella, 55 anni: indicato come basista; arrestato all’alba.
Ruoli secondo l’accusa
Mandante (collaboratore): Procolo Pagliuca.
Esecutore alla guida (collaboratore): Gennaro Alfano.
Killer: Salvatore Cianciulli.
Basisti: Mario Pagliuca e Leonardo Tortorella.
(nella foto da sinistra in alto la vittima Carmine Campana, il killer Salvatore Cianciulli e di due pentiti Gennaro Alfano e Procolo Pagliuca; in basso da sinistra ferdinando Aulitto, Mario Pagliuca e e Leonardo Tortorella)
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Fonte REDAZIONE





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