Cronaca di Napoli

Dalle truffe social alle armi per la faida: condannato il tiktoker Sabino Edificante ‘o Malese

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Napoli– Non più solo il “Re delle truffe” o la star irriverente di TikTok, ma un ingranaggio logistico al servizio della camorra militare. Sabino Edificante, 42 anni, noto negli ambienti criminali e sul web come ‘o Malese, è stato condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione.

Il Tribunale ha riconosciuto il suo ruolo cruciale nel tentativo di armare la mano del clan Cipolletta, fornendo le “bocche di fuoco” necessarie per combattere la sanguinosa faida di Pomigliano d’Arco.

La trattativa in cella: “Servono i ferri”

L’inchiesta della DDA di Napoli ha svelato uno spaccato inquietante sulla permeabilità delle carceri. Tutto nasce nel febbraio 2024, quando il clan Cipolletta, indebolito dai sequestri delle forze dell’ordine, si trova sguarnito di armi proprio nel culmine dello scontro con i rivali del gruppo Ferretti-Mascitelli.

È Olindo Cipolletta, reggente del clan all’esterno, a chiedere aiuto al fratello detenuto Beniamino (detto Mino). La richiesta è perentoria: servono armi. Mino si rivolge al compagno di detenzione “giusto”: Sabino Edificante.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, ‘o Malese non si tira indietro. Sfruttando un micro-cellulare introdotto illegalmente nel carcere di Carinola, Sabino assume il ruolo di intermediario puro. Contatta in presa diretta i fornitori esterni, chiede preventivi, tratta sul prezzo. L’obiettivo è ambizioso: recuperare otto pistole da consegnare “chiavi in mano” all’organizzazione per riprendere il controllo del territorio.

Il contesto: la guerra di Pomigliano

La condanna di Edificante si inserisce nel quadro del maxi-blitz condotto dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, che lo scorso anno ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari. Sullo sfondo c’è la guerra per il monopolio della droga e del racket nell’hinterland vesuviano.

I Cipolletta e i Ferretti-Mascitelli non si sono risparmiati colpi bassi: stese, incendi, tentati omicidi. In questo scenario di guerriglia urbana, la capacità di Edificante di reperire armi rapidamente e dal carcere è stata considerata un aggravante del metodo mafioso, finalizzato ad agevolare la supremazia militare del clan alleato.

Il profilo criminale: l’evoluzione del “Boss delle truffe”

La figura di Sabino Edificante merita un capitolo a parte nella fenomenologia criminale partenopea. Prima di diventare un broker di armi, ‘o Malese si era costruito una reputazione – e un patrimonio illecito – come il genio delle truffe commerciali.

Lontano, inizialmente, dalle logiche delle “stese” e del sangue, Edificante aveva industrializzato il raggiro. Il suo core business storico erano le maxi-truffe nel settore ortofrutticolo e alimentare. Il sistema era collaudato:

Creazione di società “cartiere” intestate a prestanome.

Acquisto di enormi partite di merce (frutta, verdura, prodotti gourmet) con pagamenti dilazionati o assegni a vuoto.

Rivendita immediata della merce in nero a prezzi stracciati.

Sparizione della società e fallimento pilotato.

Un modus operandi che gli aveva fruttato il soprannome di “Boss delle truffe”, celebrato persino sui social network. Su TikTok, Edificante non nascondeva il suo stile di vita sfarzoso, diventando un influencer del malaffare seguito da migliaia di utenti. Con questa condanna, però, la sua parabola compie un salto di qualità verso il crimine violento: da truffatore “goliardico” a fornitore di morte per la camorra.

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Fonte REDAZIONE
Federica Annunziata

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Federica Annunziata