Cronaca Napoli

Caso Domenico, «Mai visto un torace vuoto»: in procura la ricostruzione di una infermiera

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Il cuore del piccolo Domenico sarebbe stato già espiantato prima che l’équipe dell’ospedale Monaldi verificasse le condizioni dell’organo destinato al trapianto, arrivato da Bolzano. È uno dei punti centrali della deposizione resa al pm il 24 febbraio da un’infermiera specializzata (tecnico perfusionista) presente in sala operatoria il 23 dicembre, giorno dell’intervento.

“Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace vuoto”, ha riferito la teste, ricostruendo le fasi dell’operazione dopo l’arrivo del nuovo cuore.

“Il contenitore arrivò chiuso”

Sollecitata dalle domande del pm, l’infermiera ha collocato temporalmente l’arrivo dell’organo: “Il contenitore chiuso arrivò qualche minuto prima delle 14.30”. Secondo quanto dichiarato, dopo “circa 5-6 minuti” la dottoressa Farina sarebbe entrata in sala, quindi il contenitore sarebbe stato aperto.

È in quel frangente che, stando al racconto, l’équipe si sarebbe accorta che “qualcosa non andava” e che “il cuore vecchio di Domenico era già sul tavolo”.

“Cardiectomia mentre il contenitore non era ancora aperto”

La teste ha poi aggiunto un passaggio ritenuto rilevante dagli inquirenti: “Posso affermare che il dottor Oppido stava ultimando la cardiectomia quando il contenitore non era ancora aperto”. Da qui l’osservazione già ribadita: “Era la prima volta che vedevo un torace vuoto”.

Nel confronto con un precedente trapianto, riferito come avvenuto nel 2017, la stessa infermiera ha spiegato di aver visto una prassi diversa: l’inizio della cardiectomia dopo l’esame dell’organo donato da parte del chirurgo, anche per verificare possibili danni da trasporto o da prelievo.

“Mi dissero: è tutto congelato”

Dal suo punto in sala, l’infermiera ha precisato di non aver assistito direttamente all’apertura del contenitore, ma di aver ricevuto l’informazione da una collega: “Era tutto congelato”. A quel punto, sempre secondo il racconto, lei avrebbe risposto: “Allora è meglio che si tiene il suo”, ricevendo come replica: “Ma l’ha già tolto”, perché il cuore vecchio “era già sul tavolo dello strumentista”.

I tentativi di scongelamento e l’Ecmo

Nella ricostruzione, l’attenzione in sala si sarebbe concentrata prima sull’estrazione del secchiello dal contenitore e poi sulle manovre per scongelare l’organo: “Ci sono voluti circa 20 minuti”.

Una volta estratto, il dottor Oppido avrebbe tentato di “porvi rimedio” usando quello che in sala viene chiamato “schizzettone”, descritto come una grande siringa, per scongelare con acqua. Quindi, secondo la deposizione, avrebbe preso il cuore in mano dicendo: “Questo non farà neanche un battito”. Dopo l’impianto, e verificata l’assenza di funzionalità elettrica del nuovo cuore, “il paziente fu messo in Ecmo”, conclude la teste.

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Fonte REDAZIONE
Rosaria Federico

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