Cronaca di Napoli

Imperiale, il boss dei Van Gogh, condannato a 22 anni: la Corte d’Appello riscrive la sentenza

Condivid

Napoli – È una sentenza che pesa come un macigno quella pronunciata dalla seconda sezione penale della Corte di Appello di Napoli nei confronti di Raffaele Imperiale, uno dei più potenti narcotrafficanti italiani dell’ultimo ventennio, figura centrale del traffico internazionale di droga tra Sud America ed Europa, per anni intoccabile e protetto da una latitanza dorata negli Emirati Arabi Uniti.

I giudici di secondo grado hanno aumentato la pena inflitta in primo grado, condannandolo a 22 anni e 20 giorni di reclusione, riconoscendone il ruolo apicale di promotore, organizzatore, direttore e finanziatore di un’associazione a delinquere transnazionale dedita all’importazione di enormi quantitativi di stupefacenti.

Dal clan Amato-Pagano al narcotraffico globale

Originario di Castellammare di Stabia e storicamente vicino al clan Amato-Pagano, Imperiale ha progressivamente superato i confini della camorra tradizionale, trasformandosi in un broker internazionale della droga, capace di dialogare con cartelli sudamericani, intermediari europei e gruppi criminali di primo piano.

Cocaina soprattutto, ma anche hashish e marijuana in quantità industriali, movimentate attraverso rotte complesse e una rete logistica sofisticata, che faceva perno su porti strategici e su una struttura finanziaria in grado di riciclare milioni di euro.

La latitanza dorata a Dubai

Per anni Imperiale ha vissuto indisturbato a Dubai, simbolo di una latitanza “di lusso” che gli consentiva di continuare a dirigere i traffici senza mai esporsi in prima persona. Ville, yacht, disponibilità economiche pressoché illimitate e, soprattutto, una distanza fisica dall’Italia che sembrava renderlo irraggiungibile.

Eppure, da quella distanza, il boss continuava a impartire ordini e a controllare le spedizioni grazie a telefoni criptati Sky-Ecc ed EncroChat, strumenti ritenuti inviolabili e divenuti poi una delle chiavi investigative più importanti. Nelle chat, Imperiale si muoveva con il nickname “Opentiger”, coordinando uomini e carichi come un manager del crimine globale.

I Van Gogh e il patto con lo Stato

Il processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato, aveva già restituito l’immagine di un imputato fuori scala. Il 10 luglio 2024, davanti al gup Maria Luisa Miranda (pm Maurizio De Marco), Imperiale era stato condannato a 15 anni e 8 mesi, ma il dibattimento aveva riservato un colpo di scena rarissimo per la cronaca giudiziaria.

Divenuto collaboratore di giustizia, Imperiale aveva consegnato allo Stato due capolavori di Vincent Van Gogh, rubati anni prima e poi restituiti al museo di Amsterdam, guadagnandosi definitivamente il soprannome di “boss dei Van Gogh”. Non solo: aveva messo a disposizione delle autorità italiane un’isola al largo di Dubai, segno di una collaborazione che andava oltre la semplice ammissione di responsabilità.

La decisione dell’Appello

Nonostante la collaborazione, la Corte d’Appello ha ritenuto la pena di primo grado non adeguata alla reale portata criminale dell’organizzazione, aumentando sensibilmente la condanna e ribadendo la centralità assoluta di Imperiale nel sistema del narcotraffico internazionale.

Una decisione che si inserisce in un filone giudiziario più ampio, che negli ultimi anni ha ridisegnato le gerarchie del traffico di droga legato alla camorra, mettendo in luce figure capaci di muoversi su scala globale, ben oltre i confini dei clan storici.

Le condanne:

Raffaele Imperiale – 22 anni e 20 giorni

Mario Simeoli – 15 anni e 8 mesi

Daniele Ursini – 15 anni e 4 mesi

Marco Liguori – 14 anni e 4 mesi

Fortunato Murolo – 14 anni

Bruno Carbone – 12 anni (pena definitiva per mancato appello)

Marco Panetta – 12 anni

Ciro Gallo – 11 anni

Luca Albino – 10 anni

Antonio De Dominicis – 9 anni e 6 mesi (più multa di oltre 94mila euro)

Antonio Cerullo – 8 anni

Antonio Puzella – 7 anni e 6 mesi

Girolamo Lucà – 7 anni

Giuseppe Gentile – 6 anni e 4 mesi

Corrado Genovese – 5 anni e 4 mesi

Gianmarco Cerrone – 4 anni e 8 mesi

Il conto finale della maxi-inchiesta

Il bilancio complessivo del processo è pesantissimo: 174 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione inflitti complessivamente agli imputati.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni, ma il verdetto è già destinato a diventare un punto fermo nella storia giudiziaria del narcotraffico internazionale legato alla camorra.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio