

Maltrattamenti in un asilo a Benevento
Benevento – Schiaffi, insulti, spintoni e bambini immobilizzati su sedie e passeggini. È il quadro emerso dalle indagini su un asilo nido del capoluogo sannita, che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di cinque insegnanti, sia laiche che religiose, accusate di concorso in maltrattamenti aggravati ai danni di minori.
Il gip del Tribunale di Benevento, su richiesta della Procura della Repubblica guidata da Gianfranco Scarfò, ha disposto nei loro confronti la misura cautelare del divieto di dimora. Le indagini sono state condotte dai carabinieri.
L’inchiesta ha preso avvio dalla denuncia presentata dal rappresentante di una cooperativa impegnata in attività socio-educative. Gli investigatori hanno quindi attivato intercettazioni audio e video all’interno della struttura, riuscendo a documentare una lunga serie di condotte ritenute abusive.
Le vittime sarebbero bambini di età compresa tra i 10 mesi e i 3 anni, alcuni dei quali non ancora in grado di camminare.
Secondo quanto accertato, i piccoli venivano sottoposti a pratiche di contenzione forzata: immobilizzati alle sedie con i propri indumenti o lasciati bloccati per lunghi periodi nei passeggini. Non sarebbero mancati insulti legati all’abbigliamento, alla corporatura e persino al nome dei bambini.
Le immagini avrebbero inoltre documentato episodi di violenza fisica: schiaffi alla nuca, strattonamenti per i capelli, spintonamenti, anche nei confronti di bambini ancora nella fase del gattonamento. Contestate anche punizioni improprie e l’uso della forza per costringere i piccoli a mangiare o a dormire.
«Il clima – si legge in una nota della Procura – era percepito come abusante dagli stessi bambini». Un elemento ritenuto particolarmente significativo dagli inquirenti riguarda il comportamento difensivo dei minori: alcuni di loro, accorgendosi dell’avvicinarsi di un’insegnante, avrebbero istintivamente portato le mani al volto, come per proteggersi.
Un dettaglio che, secondo l’accusa, restituisce la misura di un contesto educativo trasformato in un ambiente di paura e sopraffazione.