Cronaca di Napoli

Lutto nella musica napoletana: addio a Vincenzo D’Agostino, il «Mogol» dei neomelodici

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Napoli – È morto senza poter ricevere l’ultimo, grande abbraccio che la sua Napoli gli aveva preparato. Vincenzo D’Agostino, conosciuto da tutti come il “Mogol dei neomelodici”, si è spento ieri a 64 anni, piegato da un tumore ai polmoni e dai postumi di tre infarti che avevano minato un fisico già provato da una vita intensa.

Per risollevargli il morale e celebrare la sua carriera, la figlia Melania e gli amici avevano organizzato un grande concerto in suo onore, previsto per il prossimo 3 aprile al Palapartenope. Un evento andato sold out in tre ore, che ora, per un tragico destino, si trasformerà in un memorial postumo.

Il tributo mancato e la malattia

L’evento, intitolato “Stasera t’aggia dicere na cosa” (incipit di Cient’anne), vedrà salire sul palco il gotha della musica partenopea: da Gigi D’Alessio a Sal Da Vinci, passando per Gigi Finizio, Franco Ricciardi, Andrea Sannino e il genero Gianni Fiorellino.

Nonostante la malattia lo avesse costretto a letto da tempo, l’annuncio della scaletta – che include anche nomi come Gianluca Capozzi, Ivan Granatino, Mavi, Rosario Miraggio e Mauro Nardi – era stato pensato come un regalo per distrarlo dalle sofferenze. D’Agostino non farà in tempo a vederlo, ma la serata resterà confermata come tributo d’affetto alla sua arte.

L’eredità musicale: da “Cient’anne” a “Rossetto e caffè”

La carriera di D’Agostino è stata un ponte tra la sceneggiata e il pop moderno. Iniziata negli anni Ottanta con Carmelo Zappulla (Concerto, Dimme, Storia d’amore), la sua penna ha trovato la consacrazione nel decennio successivo.

È stato l’autore di Cient’anne (1992), il brano simbolo del passaggio di testimone tra Mario Merola e Gigi D’Alessio, di cui è stato il principale paroliere dagli esordi di Lasciatemi cantare fino all’ultimo album Nuje.

La sua firma compare su decine di hit che hanno segnato l’immaginario collettivo: da Non dirgli mai a Un nuovo bacio (per Anna Tatangelo), da Non mollare mai a Il cammino dell’età, fino al recente successo di Sal Da Vinci Rossetto e caffè e al terzo posto a Sanremo 2009 con Non riesco a farti innamorare. Uno stakanovista del verso capace di scrivere per tutti, inclusi Nino D’Angelo e Mario Trevi, lavorando anche “a cottimo” ma sempre con un’ispirazione verace.

La poetica del “Bar delle cofecchie”

“La Napoli più melodica non cantava più dai tempi di Sergio Bruni, poi nel 1992 arrivammo noi”, amava ricordare. Il suo segreto era l’ascolto: al Maurizio Costanzo Show raccontò di ispirarsi alle storie orecchiate al “bar delle cofecchie” di Porta Capuana.

Lì, seduto a un tavolino, raccoglieva confidenze di amori, tradimenti e vita di strada che trasformava in liriche immediate, prive di snobismi e capaci di dare voce a un popolo spesso ignorato dalla cultura mainstream. “Il bar delle cofecchie non c’è più, oggi tutto si fa sui social”, rifletteva amaramente negli ultimi tempi, pur apprezzando le nuove generazioni come Geolier.

Il cordoglio di D’Alessio e dei colleghi

La notizia della scomparsa ha lasciato attonito il mondo della musica. Gigi D’Alessio, legato a lui da un sodalizio trentennale, ha commentato con dolore: “Era un vero poeta della porta accanto, capace di fotografare la vita di tutti noi. Senza di lui forse non sarei arrivato fin qui. C’era ai matrimoni, in piazza del Plebiscito e a Sanremo”.

Un ricordo condiviso da Franco Ricciardi, che lo definisce “riferimento per la musica che racconta storie vere”, e da Gianni Fiorellino, che stretto alla moglie Melania, figlia del paroliere, ha chiosato: “Ha saputo essere un punto di riferimento per tre generazioni, dimostrando una trasversalità fuori dal comune”.

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Fonte REDAZIONE
Gustavo Gentile

Esperto in diritto Diplomatico e Internazionale. Lavora da oltre 30 anni nel mondo dell’editoria e della comunicazione. E' stato rappresentante degli editori locali in F.I.E.G., Amministratore di Canale 10 e Direttore Generale della Società Centro Stampa s.r.l. Attento conoscitore della realtà Casertana.

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Gustavo Gentile