Napoli – Nel cuore di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli spesso associata a degrado, criminalità e fragilità giovanile, la musica si fa strumento di riscatto e prevenzione. Grazie al progetto “Talent Foundation Sustainability”, finanziato con fondi del PNRR, la Fondazione Famiglia di Maria ha avviato laboratori artistici e educativi per contrastare la povertà educativa minorile e promuovere inclusione sociale.
Un quartiere fragile, tra devianza e speranza di riqualificazioneSan Giovanni a Teduccio resta un territorio ad alta criticità: devianza giovanile, dispersione scolastica e presenza diffusa di violenza sono problemi quotidiani.
«I nostri ragazzi sono fragili e spesso a contatto con la violenza, con i coltelli o altro», denuncia Teresa Sasso, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Vittorino da Feltre – Sarria Monti, che accoglie circa 1.650 alunni dopo l’accorpamento di due plessi storici dal settembre 2024.La scuola rappresenta «un presidio educativo fondamentale», ma da sola non basta.
«La sinergia interistituzionale è indispensabile per avviare un percorso di riqualificazione umano, morale e culturale – aggiunge la dirigente –. Ragioniamo su questo invece di pensare solo a forme di contenimento della violenza che ormai dilaga sul territorio».
La Fondazione Famiglia di Maria: da 20 a 150 minori seguitiLa Fondazione Famiglia di Maria, realtà storica del terzo settore attiva da oltre un secolo nel quartiere, segue oggi circa 150 bambini e adolescenti, contro i soli 20 di qualche anno fa.
«È stato necessario molto lavoro per arrivare a questo punto», spiega la presidente Anna Riccardi.Il progetto, sostenuto dall’Unione Europea tramite Next Generation EU, punta su laboratori di musica, intelligenza artificiale e cura ambientale per offrire opportunità concrete a ragazzi e famiglie.
La musica come terapia e antidoto alla devianzaGaetano De Luca, musicista e docente di musica digitale presso la Fondazione, descrive l’approccio laboratoriale: i bambini scelgono basi musicali, inventano coreografie, cantano e ballano in gruppo. «Imparano a riconoscere il ritmo, a coordinarlo con i movimenti del corpo, si confrontano, si esprimono fino a un lavoro finale condiviso»
.Tra i piccoli protagonisti c’è Antonia, 8 anni, che sta imparando il violino: «Un po’ pesa, a volte le corde fanno male ai polpastrelli, ma preferisco suonare piuttosto che stare a casa».All’inaugurazione del progetto, l’assessora comunale al Turismo e Attività produttive Teresa Armato ha sintetizzato il messaggio con forza: «Non più periferie, ma altri centri». E ancora: «Uno strumento può essere un oggetto che sottrae un’arma. Un educatore può dare più sicurezza di un poliziotto».
Educatori al posto dei metal detectorGli operatori della Fondazione sottolineano l’importanza dell’ascolto: «Questi bambini sono svegli, devi conquistarteli ed entrare nel loro mondo. A volte si aprono e raccontano disagi e problemi familiari».In un contesto dove la sicurezza si cerca spesso con strumenti repressivi, qui si scommette sull’educazione e sulla creatività. La musica non è solo svago: diventa terapia, aggregazione, espressione e, soprattutto, alternativa reale alla strada.Un piccolo ma significativo segnale di speranza in un quartiere che prova a riscattarsi, un passo alla volta, anche attraverso le note.
Fonte REDAZIONE





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