

La villa dove c'è stata l'omicidio del ladro
È stata una mattinata di sangue e follia quella andata in scena tra Lonate Pozzolo e l’ospedale di Magenta. Un copione da Arancia Meccanica che si è concluso con un morto, un uomo ferito sotto shock e un Pronto Soccorso messo a ferro e fuoco.
Tutto inizia alle 11 del mattino, in una villetta della tranquilla provincia varesina, e finisce con l’intervento in assetto antisommossa delle forze dell’ordine per sedare la rabbia cieca dei familiari del deceduto.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti della Procura di Busto Arsizio, il proprietario di casa stava dormendo profondamente, stremato dopo un turno di lavoro notturno. I malviventi, forse convinti che l’abitazione fosse vuota non avendo ricevuto risposta al citofono, hanno forzato l’ingresso.
Il risveglio per l’uomo è stato traumatico: si è trovato due sconosciuti in cucina. Ne è nata una colluttazione violentissima. Il proprietario è stato preso a pugni, spinto con forza fino a sbattere la testa contro lo stipite della porta.
In quegli istanti di terrore puro, con il volto tumefatto e il sangue che gli colava dalla fronte, l’uomo ha afferrato la prima cosa che gli è capitata a tiro: un pugnale facente parte di un kit di sopravvivenza da trekking. Ha sferrato un fendente, colpendo uno dei due aggressori al fianco.
I due malviventi si sono dati alla fuga, lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue che dall’ingresso della villa arrivava fino al cancello in strada. All’arrivo dei Carabinieri, la scena era agghiacciante: il padrone di casa seduto su una sedia, ferito e in evidente stato di shock, preoccupato solo che i banditi potessero tornare per fare del male ai suoi genitori, fortunatamente assenti al momento del raid.
Il dramma si è poi spostato all’ospedale di Magenta. Il rapinatore ferito, un 37enne residente in un campo nomadi del Torinese, è stato scaricato davanti all’ingresso del Pronto Soccorso dai suoi complici, che si sono poi dileguati nel nulla. Le sue condizioni erano disperate: è deceduto poco dopo l’arrivo.
La notizia della morte ha scatenato l’inferno. In breve tempo, circa 200 persone tra amici e parenti, giunti in massa da Torino, hanno cinto d’assedio la struttura sanitaria. Scene da guerriglia urbana: la porta d’ingresso del Pronto Soccorso è stata divelta dalla furia della folla, costringendo un massiccio intervento delle forze dell’ordine per riportare la calma e proteggere il personale sanitario.
Mentre la Procura indaga per eccesso colposo di legittima difesa — atto dovuto in questi casi — la politica si infiamma. Matteo Salvini, via social, ha subito schierato la Lega dalla parte del cittadino: «Solidarietà a chi è stato aggredito in casa sua e si è difeso!».