Ogni mattina è sempre la stessa storia. Si esce di casa con dieci minuti di anticipo e si arriva con mezz’ora di ritardo. Code improvvise, strade chiuse senza preavviso, corsie dimezzate, semafori temporanei che bloccano interi quartieri. E sempre per gli stessi motivi: rifacimento dell’asfalto, scavi per la fibra ottica, lavori sulle reti idriche, interventi sull’elettricità. Tutte opere necessarie, nessuno lo mette in dubbio. Ma il modo in cui vengono fatte è diventato insostenibile.
Il paradosso è che questi cantieri vengono quasi sempre aperti di giorno, spesso proprio negli orari di punta. Quando le persone vanno a lavorare, accompagnano i figli a scuola, rientrano a casa. Come se l’obiettivo non fosse ridurre il disagio, ma moltiplicarlo.
In tante città europee, da anni, questo problema è stato affrontato in modo diverso: i lavori più invasivi si fanno di notte. L’asfalto si posa quando le strade sono vuote, gli scavi si organizzano quando il traffico è minimo. È una scelta che non nasce dal lusso, ma dal rispetto per la collettività.
E allora viene naturale chiedersi: perché qui no? Dov’è il controllo? Dov’è la pianificazione? Possibile che nessun funzionario abbia il compito di dire: “Questo lavoro di giorno non si può fare”?
C’è chi risponde parlando di costi, di straordinari, di turni notturni. Ma è una giustificazione fragile. Ci sono mestieri che per loro natura prevedono il lavoro notturno. Un medico del pronto soccorso non chiude alle 20.
I vigili del fuoco non rimandano un incendio al mattino. Le forze dell’ordine non scelgono l’orario della sicurezza. Esistono lavori che non possono permettersi di guardare l’orologio, perché il servizio che svolgono è essenziale. La gestione delle strade, in una regione come la Campania, dovrebbe essere considerata allo stesso modo.
E la prova che “si può fare” l’abbiamo già avuta.
Nella zona del cimitero di Boscoreale, la scorsa estate, molti automobilisti rimasero sorpresi vedendo operai al lavoro di notte. Un’immagine quasi insolita, che però raccontava un modello virtuoso: strade libere di giorno, cantieri operativi di notte, disagi ridotti al minimo.
Un ricordo che oggi suona amaro, perché proprio nella stessa zona, in questi giorni, si stanno rifacendo tratti di asfalto in pieno giorno, bloccando il traffico per centinaia di metri.
È questo che fa arrabbiare. Non i lavori in sé, ma l’incoerenza.
Non l’idea di migliorare le strade, ma il modo in cui si sacrifica la vita quotidiana delle persone per farlo.
Un tempo, in Campania, i grandi lavori pubblici avevano quasi un’aura epica. Si parlava di “opere” come di qualcosa che avrebbe cambiato il volto del territorio. Oggi, invece, il cantiere è diventato sinonimo di paralisi, confusione, improvvisazione. Un simbolo non di progresso, ma di disordine.
Forse basterebbe poco per cambiare tutto: una regola chiara, semplice, applicata davvero.
I lavori che impattano pesantemente sulla viabilità si fanno di notte. Punto. Non per eroismo, non per sacrificio, ma per rispetto. Perché il tempo delle persone vale quanto l’asfalto nuovo che stiamo stendendo.

