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Sanità, la Campania resta indietro: 13esima in Italia per i livelli essenziali di assistenza

La Campania supera l’esame dei livelli essenziali di assistenza, ma resta nelle retrovie della sanità italiana.
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La Campania supera l’esame dei livelli essenziali di assistenza, ma resta nelle retrovie della sanità italiana. È adempiente secondo il nuovo sistema di garanzia, come solo altre dodici regioni e province autonome, ma si colloca al tredicesimo posto su ventuno nella graduatoria nazionale dei Lea. A certificarlo sono i dati del 2023, gli ultimi disponibili, presentati dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, nel corso di un’audizione in commissione Affari costituzionali del Senato dedicata al disegno di legge sui livelli essenziali delle prestazioni.

Il punteggio complessivo della Campania si ferma a quota 206, ben al di sotto della media nazionale che si attesta a 226 e molto distante dalle regioni di testa. Un risultato che fotografa una sanità capace di garantire i servizi minimi, ma ancora in difficoltà sul piano dell’equità e della qualità complessiva dell’assistenza. Un divario che, secondo Gimbe, rischia di diventare strutturale se il percorso dell’autonomia differenziata dovesse procedere senza correttivi.

“ I livelli essenziali delle prestazioni non coincidono con i livelli essenziali di assistenza, né sul piano normativo né su quello sostanziale”, ha sottolineato Cartabellotta davanti ai senatori. “La scelta del Governo di equipararli ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, che rischia di diventare un moltiplicatore di diseguaglianze”. Un passaggio che, secondo il presidente di Gimbe, potrebbe cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili, penalizzando ulteriormente il Mezzogiorno e aumentando la mobilità sanitaria verso il Nord.

Nel dettaglio, la Campania mostra criticità soprattutto nell’area della prevenzione, dove il distacco dai territori più virtuosi resta ampio, ma evidenzia limiti anche nell’assistenza distrettuale e in quella ospedaliera. Un quadro complessivo che racconta di una regione in affanno rispetto agli standard più elevati del Servizio sanitario nazionale, pur riuscendo a restare sopra la soglia minima di adempienza.

Il messaggio che arriva dal Senato è chiaro: senza una definizione rigorosa e uniforme dei Lep sanitari, il rischio è quello di consolidare un sistema a più velocità, nel quale il luogo di residenza continua a determinare l’accesso e la qualità delle cure.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
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