Cronaca Giudiziaria

Castel Volturno, polemiche politiche dopo le richiesta di condanna al patron di Pineta Grande

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Castel Volturno – La richiesta di condanna a cinque anni di reclusione avanzata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Vincenzo Schiavone, noto imprenditore della sanità privata e patron del Pineta Grande Hospital di Castel Volturno, riporta sotto i riflettori non solo una delle vicende giudiziarie più dolorose degli ultimi anni, ma anche i rapporti tra i vertici della sanità campana e chi ne ha orientato scelte e investimenti.

Un tema che intreccia giustizia e politica. Proprio nei giorni della sua nomina ufficiale da parte del Tribunale di Napoli, il nuovo presidente della Regione Campania Roberto Fico ha ribadito come priorità il rafforzamento della sanità pubblica. Una presa di posizione che oggi, alla luce delle richieste della Procura, spinge molti osservatori a riflettere sulle politiche sanitarie e sugli ingenti investimenti compiuti negli anni scorsi dall’ex governatore Vincenzo De Luca proprio a favore della struttura domiziana.

La requisitoria dei pm

Al centro della requisitoria dei pubblici ministeri Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino, pronunciata questa mattina in aula, c’è l’accusa di falso ideologico: secondo l’impianto accusatorio, Schiavone avrebbe orchestrato la falsificazione della cartella clinica di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano d’Aversa morta nel maggio 2014 per una setticemia fulminante dopo aver dato alla luce tre gemelli.

Una tragedia che scosse profondamente l’opinione pubblica: insieme alla giovane madre morirono anche due dei neonati, un maschietto e una femminuccia; sopravvisse soltanto la terza bambina. A quasi dodici anni di distanza, però, l’attenzione della magistratura si concentra su quanto sarebbe avvenuto dopo quel drammatico decesso, tra le mura della clinica.

Le richieste di condanna

La Procura non ha chiesto una condanna solo per il patron del Pineta Grande. Pene severe sono state invocate anche per i tre medici imputati per concorso nel falso: 3 anni e 6 mesi per Gabriele Vallefuoco e Giuseppe Delle Donne, 3 anni per Stefano Palmieri.

Una linea rigorosa, sposata anche dalla parte civile. L’avvocato Raffaele Costanzo, che assiste i familiari di Francesca Oliva, ha sostenuto l’impianto accusatorio chiedendo giustizia per una famiglia che attende risposte da oltre un decennio.

L’antibiotico mai somministrato

Il cuore del processo ruota attorno a quello che gli inquirenti definiscono un vero e proprio “maquillage” documentale. Secondo l’accusa, la cartella clinica sarebbe stata alterata dopo la morte della paziente per costruire una difesa a posteriori.

In particolare, sarebbe stata annotata la somministrazione di un antibiotico ad ampio spettro che, secondo le indagini, non sarebbe mai stato realmente somministrato. Contestualmente, sarebbero stati eliminati riferimenti decisivi al progressivo peggioramento delle condizioni generali della donna nelle ore precedenti al collasso.

Il percorso giudiziario

Il processo per falso rappresenta una costola del procedimento principale per omicidio colposo, conclusosi nell’ottobre 2021 con l’assoluzione di 14 medici tra il personale del Pineta Grande e dell’ospedale di Giugliano, da cui la donna era stata trasferita.

In quella sentenza, il tribunale presieduto da Roberta Carotenuto individuò le responsabilità nel ginecologo di fiducia della vittima, Sabatino Russo, deceduto nel 2017 e dunque non più giudicabile.

Caduta la responsabilità medica diretta, è però rimasta in piedi l’ipotesi di un depistaggio documentale, che oggi vede imputati i vertici della struttura sanitaria. È stata invece stralciata la posizione di due tecnici informatici della clinica, Gianluca Salvatore Russo e Giorgio Conte, per un difetto di notifica.

Il processo riprenderà il 23 febbraio, quando prenderanno la parola le difese per le arringhe finali. Poi la sentenza, chiamata a fare luce definitiva su una delle pagine più controverse della sanità campana.


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Fonte REDAZIONE
Federica Annunziata

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