Cronaca Giudiziaria

Pandorogate, Ferragni prosciolta: caduta l’aggravante e querele rimesse dopo i risarcimenti

Condivid

Chiara Ferragni è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata nell’ambito del procedimento legato al cosiddetto “Pandorogate”, relativo alle campagne promozionali del pandoro “Pink Christmas” e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi.

Al centro dell’impianto accusatorio c’erano presunti messaggi ingannevoli diffusi sui social, che avrebbero lasciato intendere ai consumatori una destinazione benefica di parte dei ricavi.

La decisione del Tribunale non arriva attraverso una condanna, ma nemmeno con un’assoluzione piena nel merito dei fatti contestati: si tratta di un proscioglimento per improcedibilità del reato.

Cosa ha deciso il Tribunale

Secondo quanto ricostruito, i giudici hanno ritenuto insussistente la circostanza aggravante della “minorata difesa”, che la Procura aveva contestato facendo leva sulla presunta vulnerabilità degli utenti online. Venuta meno l’aggravante, la truffa contestata non sarebbe più procedibile d’ufficio.

A quel punto è diventata determinante la remissione delle querele da parte delle persone offese: un passaggio che ha portato all’improcedibilità e quindi al proscioglimento dell’imputata.

La strategia difensiva e i risarcimenti

Nel corso del procedimento, la strategia della difesa avrebbe puntato proprio a un doppio obiettivo: da un lato, definire i rapporti con le persone offese attraverso risarcimenti e conseguenti remissioni di querela; dall’altro, ottenere l’esclusione dell’aggravante che rendeva il reato perseguibile d’ufficio.

In questo quadro si collocano anche gli esborsi e le iniziative economiche attribuite alla Ferragni nel periodo del caso, tra sanzioni e risarcimenti, oltre a versamenti e interventi a favore di associazioni e progetti indicati come riparatori. Sul piano pubblico, però, la vicenda ha avuto un impatto reputazionale significativo.

Truffa sì o no? Il nodo delle motivazioni

Resta aperta la domanda che ha accompagnato l’intera vicenda: la truffa c’è stata oppure no? Per una risposta più chiara bisognerà attendere le motivazioni della sentenza.

Non è escluso, infatti, che il Tribunale si limiti a rilevare la caduta dell’aggravante e l’avvenuta remissione delle querele, senza entrare nel merito delle accuse, proprio perché il reato è stato dichiarato improcedibile.

La linea dei legali: “È come un’assoluzione”

Dopo la decisione, i legali dell’influencer hanno sostenuto che il proscioglimento corrisponda, nella sostanza, a una piena assoluzione, perché l’improcedibilità deriverebbe dall’assenza dei presupposti per procedere per truffa aggravata. Un’interpretazione che continuerà a far discutere, almeno fino alla pubblicazione delle motivazioni.

Che significa “prosciolta per improcedibilità”

“Prosciolta” indica una chiusura del processo senza condanna, ma non coincide sempre con un’assoluzione nel merito: può dipendere da ragioni processuali.

“Improcedibilità” significa che l’azione penale non può proseguire perché manca una condizione richiesta (qui: la querela, dopo la remissione).

Nei reati punibili a querela, la remissione della querela estingue il reato.

L’aggravante della “minorata difesa”, quando riconosciuta, incide anche sul regime di procedibilità (può rendere la truffa procedibile d’ufficio).


@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
Rosaria Federico

Pubblicato da
Rosaria Federico