A Napoli, l'operazione condotta dal gip Dario Berrino ha portato all'arresto di 38 membri di sette gruppi di ladri seriali, rivelando un metodo sofisticato di intrusione che utilizza chiavi universali e attrezzature specializzate, segnalando un allerta per la sicurezza delle abitazioni in città.
L’ordinanza cautelare firmata dal gip Dario Berrino del Tribunalke di Napoli, che l’altro giorno ha portato in c arcere 38 persone appartenenti a sette distinti gruppi di ladri seriali di appartamenti restituiscr l’immagine di gruppi organizzati che non improvvisano.
La “cassetta degli attrezzi” dei ladri è descritta con un livello di dettaglio che, nell’ordinanza, serve a dimostrare metodo, ripetitività e capacità tecnica. Non solo arnesi generici (cacciaviti, pinze, piedi di porco, martelli), ma anche strumenti tipici delle intrusioni “pulite” nelle abitazioni: chiavi alterate e universali, dispositivi pensati per cilindri europei e perfino attrezzatura per intervenire sulle casseforti.
Il punto che colpisce di più è la centralità delle cosiddette chiavi speciali: nelle contestazioni compaiono marchi ricorrenti (Cisa, Mottura, Securemme, CR, Campisa), proprio perché sono fra i più diffusi su portoni e porte blindate. La “chiave a T” per i cilindri europei e il riferimento al “grimaldello bulgaro” raccontano un salto di qualità: l’obiettivo non è sfondare, ma aprire e richiudere riducendo rumore, tempi e soprattutto tracce.
La chiave universale “Topolino”
In questo quadro rientra anche il “topolino”, indicato come chiave universale (in un passaggio associata a Securemme): non un semplice grimaldello, ma un attrezzo da specialisti, richiesto e preparato su richiesta, come se fosse parte di un kit standard da azione.
Accanto alle chiavi, l’ordinanza descrive la dotazione per i colpi più “pesanti”: flex e dischi per flex per aggredire casseforti o supporti, e un decoder “per formare le chiavi di accesso” delle porte blindate. È un passaggio importante perché sposta l’attenzione dall’effrazione classica al tema della manipolazione/replica: nella logica investigativa, un apparato del genere rafforza l’idea di gruppi strutturati, capaci di adattarsi a serrature diverse e di scegliere obiettivi anche in base ai sistemi di chiusura.
Le intercettazioni, poi, fanno da colonna sonora al modus operandi. Da un lato c’è il lavoro “di osservazione”: l’avvistamento di anziani e condomini, il controllo dei movimenti nel palazzo, l’ordine di uscire e rientrare “per precauzione”, la richiesta di avvicinarsi “a retromarcia” con l’auto per rendere più rapida la fuga e la gestione della refurtiva.
Dall’altro, c’è il linguaggio tecnico sul campo: guardare che tipo di chiave abbia in mano una persona (“Mottura”), verificare se su una porta ci sia un defender (“la palla”), capire se l’accesso è compatibile con l’attrezzo in dotazione. In sostanza, nelle conversazioni non emerge solo l’azione criminale, ma la procedura: vedetta fuori, incursori dentro, auto pronta, comunicazione continua.
In un episodio, la chiamata resta aperta mentre i due sono all’interno dell’appartamento: si parla di fotocellule dell’antifurto, si commenta la ricerca di monili e scatole, si distingue tra oro e oggetti falsi, fino alla chiusura operativa del colpo: “stiamo uscendo” e l’ordine di aprire il cofano per riporre tutto. È il copione di una squadra rodata, con compiti ripartiti e un controllo quasi “in diretta” del rischio: chi è fuori segnala ingressi sospetti e arrivi di persone, chi è dentro lavora a tempo, chi è alla guida gestisce l’estrazione.
Un altro elemento che l’ordinanza sembra valorizzare è la ripetizione di formule e comportamenti: “preparami la topolino”, “sta salendo la gente”, “siamo dentro”, “apri il cofano”. Sono frasi che, lette in filigrana, disegnano una catena di comando e una confidenza operativa che va oltre il singolo furto.
Ecco perché l’elenco degli arnesi non è un dettaglio “folkloristico”, ma un tassello probatorio: serve a collegare soggetti, ruoli e colpi, oltre a dimostrare la disponibilità di strumenti compatibili con l’apertura di porte blindate e con l’asportazione di casseforti.
Sul piano narrativo e investigativo, il messaggio è chiaro: non si tratta di ladri occasionali, ma di gruppi seriali che selezionano le vittime, studiano le serrature, entrano quando l’occasione è più favorevole (spesso seguendo i movimenti di persone anziane e condomini) e provano a muoversi senza clamore.
La somma tra “chiavi speciali”, travisamento (guanti, cappucci, calzamaglie) e comunicazioni in tempo reale racconta un modello criminale ripetibile, esportabile e quindi particolarmente pericoloso tra Campania e Lazio.
Chiave “Topolino” (decoder)
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Cos’è: un “decoder”/chiave universale usato per aprire e decodificare cilindri a profilo europeo, nato come strumento professionale da locksmith ma finito anche nell’uso criminale.
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Com’è fatto (in generale): corpo centrale con lamelle metalliche; agisce sui cilindri europei.
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Caratteristica operativa: viene descritto come rapido e potenzialmente poco “visibile” (con rischio di lasciare pochi segni), motivo per cui è diventato molto citato nelle cronache.
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Nota sui marchi: esistono versioni/decoder progettati per specifici modelli di cilindro (es. kit indicati per Securemme K2), quindi non è per forza “uno vale per tutti”.
Chiave a T per cilindri europei
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Cos’è (in senso tecnico): negli atti viene indicata come una chiave/attrezzo “a T” usata per la forzatura di cilindri europei.
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Caratteristica principale: la forma “a T” richiama un’impugnatura che consente presa e coppia durante le manovre sulla serratura/cilindro.
Chiavi alterate
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Cosa sono: chiavi modificate/adattate per risultare compatibili con specifiche serrature/assetti di cilindro senza essere la chiave originale.
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Caratteristica investigativa: nelle ordinanze vengono spesso valorizzate perché indicano preparazione e disponibilità di “strumenti dedicati” a target e serrature.
Chiavi universali (per marche diffuse)
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Cosa sono: chiavi/attrezzi dichiarati idonei ad aprire “serrature di ogni tipo”, con ricorrenza di marchi molto installati su porte e portoni (nei tuoi stralci: Cisa, Mottura, CR, Campisa, Securemme).
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Caratteristica pratica: l’idea è ridurre tempi e incertezza scegliendo attrezzi compatibili con cilindri/serrature frequenti.
“Grimaldello bulgaro” / “chiave bulgara”
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Cos’è: un grimaldello associato alla cosiddetta “chiave bulgara”; in varie spiegazioni tecniche viene descritto come un sistema composto da più elementi (es. tensore + “chiave morbida” a lamelle) pensato per replicare/ricostruire un profilo di chiave.
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Caratteristica importante (distinzione): molte fonti lo collegano soprattutto alle serrature a doppia mappa di vecchia generazione, non ai cilindri europei.
“Decoder per formare le chiavi” (per porte blindate)
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Cos’è: nelle cronache di settore il “decoder” viene descritto come dispositivo capace di “decodificare” un cilindro, cioè ricavare una combinazione utile all’apertura (o alla replica), più che come una chiave tradizionale.
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Caratteristica: è presentato come strumento nato per interventi professionali ma sfruttato anche illecitamente.
Fonte REDAZIONE





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