Alla vigilia del big match dell’Allianz Stadium contro la Juventus, Vanja Milinkovic-Savic manda un segnale chiaro al campionato e alle dirette concorrenti del Napoli. Il portiere serbo dei campioni d’Italia è il protagonista del terzo episodio di “My Skills”, il format di interviste di DAZN condotto da Hernanes, e non lascia spazio a interpretazioni: «Siamo tutti qua per vincere».
Una dichiarazione che va oltre la singola partita e fotografa la mentalità con cui il Napoli di Antonio Conte affronta la stagione. «Non gioco se non voglio vincere – spiega Milinkovic-Savic – qualsiasi cosa faccia nella vita voglio vincere. Anche quando avrò dei figli non li lascerò mai vincere. Io devo vincere, a tutti i costi». Parole che risuonano come un avvertimento, soprattutto in vista dello scontro diretto con la Juventus, chiamata a misurarsi contro una squadra che non fa calcoli.
Nel corso dell’intervista, il “gigante serbo” ripercorre anche il suo percorso personale, dalla vocazione offensiva degli inizi alla scelta di diventare portiere. «Non sono nato per parare, sono nato per metterla dentro – racconta – ero un attaccante, un bomber che non vi immaginate. Vedevo solo la porta, non la passavo mai. Poi ho visto cosa devono fare oggi le punte, tutti quegli scatti e quelle corse, e ho pensato che in porta si correva di meno». Una trasformazione che non ha cancellato le sue qualità tecniche, oggi uno dei marchi di fabbrica del suo gioco.
Immancabile il riferimento al fratello Sergej, ex Serie A e oggi all’Al-Hilal. «Un po’ gli manca l’Italia, si vede perché torna spesso – dice Vanja – quando ti abitui all’Italia è difficile cambiare. Contro di me non ha mai segnato e non lo farà mai. Con lui è una sfida da quando siamo piccoli: contro mio fratello metto il 200%, non dormirei se segnasse».
C’è spazio anche per un dettaglio personale come il numero di maglia, il 32, scelto in omaggio a Christian Abbiati. «Da ragazzino vidi una partita dell’Atletico Madrid in Serbia quando giocava Abbiati – ricorda – vedere una squadra così dal vivo era incredibile. Mi colpì lui e mi piacque subito il suo numero». Un numero che oggi difende i pali del Napoli e accompagna un messaggio netto: la corsa al titolo passa anche dalla fame di chi gioca soltanto per vincere.
Fonte REDAZIONE





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