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Latitanza finita a Gricignano: in manette «Lello» Acerrano, cognato del boss che estorceva denaro agli operai

Arrestato dopo 16 mesi di fuga il 48enne Cuono Acerrano: prometteva posti di lavoro per poi pretendere una "tassa" sullo stipendio. Incastrato dalle minacce telefoniche: «Stanotte ti faccio il regalino»
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Pensava di poter trascorrere il Capodanno in famiglia, al riparo nel suo rifugio in un parco residenziale di Gricignano D’Aversa, ma la sua fuga è terminata con le manette ai polsi. I Carabinieri di Castello di Cisterna hanno arrestato Cuono Acerrano, 48 anni, meglio noto negli ambienti criminali come "Lello Acerrano".

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L’uomo, cognato di Antonio Aloia (alias "Tonino 'o Cinese"), era latitante da sedici mesi ed è gravemente indiziato di estorsione in concorso, con l’aggravante di aver agito con più persone.

Il meccanismo del ricatto: lavoro in cambio di pizzo

L’indagine lampo condotta dai militari dell’Arma ha scoperchiato un sistema odioso di sfruttamento del bisogno. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 48enne — che, secondo fonti non ufficiali, risultava impiegato come operaio nei cantieri della tratta ferroviaria Napoli-Bari — approfittava della disperazione di chi cercava un impiego.

L'inchiesta, come riporta Il Roma,  è partita dalla denuncia di una vittima che, mesi addietro, si era rivolta ad Acerrano per trovare lavoro. "Lello" si era attivato rapidamente, offrendo un posto da operaio per conto di un consorzio. Tutto sembrava procedere secondo le regole: visite mediche in una struttura privata di Castellammare di Stabia e regolare contratto.

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Tuttavia, l’assunzione nascondeva una trappola. Subito dopo l'inizio del rapporto lavorativo, Acerrano avrebbe chiarito le "regole" non scritte: all'indomani dell'accredito di ogni stipendio, l’operaio avrebbe dovuto versare un "obolo" direttamente al suo "benefattore".

Le minacce: «T’aggià taglia 'a capa»

Di fronte alle resistenze o ai ritardi nei pagamenti, il tono cambiava drasticamente. Le intercettazioni e le testimonianze hanno rivelato un quadro di pesanti intimidazioni telefoniche. «Stanotte te faccio 'o regalin», e ancora: «T'aggià taglia 'a cap, ma che ti piens e ave a che fa ch'è sciem». Minacce esplicite di conseguenze fisiche qualora la vittima non avesse versato le somme richieste. I soldi, peraltro, dovevano essere bonificati su una carta di pagamento elettronico intestata proprio al presunto estorsore, lasciando così una traccia indelebile dei flussi di denaro.

Le contestazioni a carico di Acerrano riguarderebbero almeno tre episodi estorsivi distinti, sebbene il numero esatto sia ancora da definire con certezza stante il riserbo istruttorio. L'indagine si è chiusa nel giro di pochi mesi, culminando con il blitz nel residenziale di Gricignano.

Nelle prossime ore, presumibilmente già nella giornata odierna o domani, si terrà l'udienza di convalida davanti al Giudice per le Indagini Preliminari. Considerata la gravità del quadro accusatorio, è probabile che l’arrestato si avvalga della facoltà di non rispondere, permettendo alla difesa di prendere visione degli atti.


Fonte REDAZIONE
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