Un altro prezioso tassello dell’instancabile impegno con cui Alfonso Giannattasio – già ideatore e patron del Pagani Teatro Festival – promuove il teatro sul territorio è andato a segno pochi giorni fa sul palco dell’Auditorium Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, con la messa in scena del cult La valigia sul letto – fuga senza meta.
La sala gremita da un pubblico coinvolto e caloroso ha accolto la celebre commedia scritta da Eduardo Tartaglia con vivo entusiasmo, tributando un meritato successo alla regia dinamica e raffinata di Domenico Palmiero. Un cast affiatato di attori – Daniela Merenda, Antonio Lippiello, Clementina Gesumaria, Alberto Tortora, Felice D’Anna e Giovanni Del Prete e lo stesso Domenico Palmiero – ha restituito una versione fresca e intensa della trama, sostenuta da una rara coralità.
Un unico filo conduttore, sotto la magistrale guida di Palmiero regista, ha attraversato l’intero spettacolo: una potente energia narrativa che non solo ha amplificato la forza del testo, ma ha anche messo in risalto il valore e la qualità di un puntuale lavoro collettivo.
Il ritmo della serata è stato scandito da risate sincere, mentre la spontaneità degli spettatori – catturati dal gioco scenico – si è trasformata in un dialogo costante e sottotraccia tra platea e attori. Le vicende comiche del protagonista Achille Lo Chiummo, che inciampa in equivoci e malintesi, sorretti da una gustosa ambiguità verbale e da personaggi bizzarri, hanno messo a nudo la sua fragilità e il suo desiderio di fuga da un’amara realtà, creando un perfetto equilibrio tra comicità e riflessione in una Napoli vulnerabile e contraddittoria.
Comicità e un pizzico di malinconia hanno reso lo spettacolo un’espressione di teatro autentico, in cui la cura dei dettagli – anche attraverso una scenografia realistica, volutamente essenziale e per questo funzionale – ha contribuito a restituire l’immagine di una Napoli profondamente umana. Un lavoro che conferma la qualità della FSSL Compagnia di Teatro e di Proteatro, così come quella dell’organizzazione curata da Alfonso Giannattasio con le sue proposte.
Al termine della rappresentazione abbiamo chiesto a Domenico Palmiero, motore e cuore pulsante dello spettacolo, di rivelarci il lato più intimo, le scelte e i retroscena che hanno contribuito al successo della serata. Ecco l’intervista che ne è scaturita.
Riportare in scena un cult come “La valigia sul letto” comporta inevitabilmente una certa complessità: qual è stata per te la sfida principale nel reinterpretarlo oggi?
La sfida è sempre quella di uscire da chi c’è stato prima di te e reinventarsi dando al pubblico la sensazione di vedere una cosa nuova senza continui riferimenti mnemonici; trattare, dunque, il testo e il suo autore come tali partendo sempre dalla parola che da scritta diventa detta. È il Teatro, insomma.
Nel corso della serata il pubblico è apparso partecipe e sinceramente divertito: quali sensazioni ti sono arrivate mentre eri in scena?
È una carica continua. Mimmo Borrelli dice che il Teatro è un gran patto collettivo; è così! Non puoi estraniarti in scena, non è concesso. Restare in ascolto del pubblico e capire dove spingersi, dove asciugare fa sì che lo spettacolo sia sempre rinnovato, sera dopo sera.
Mentre ero in scena mi ha colpito la forte risata di una signora in prima fila: più rideva, più capivo cosa la facesse ridere, più mi divertivo a farla ridere. Questa schizofrenia tra attore e personaggio, moltiplicata per un pubblico vasto come quello dell’altra sera, stabilisce l’unicità di quel momento.
Tra regia e interpretazione hai ricoperto due ruoli chiave: come affronti questa doppia responsabilità?
Il regista a un certo punto deve andarsene e lasciare lavorare gli attori; l’efficacia di uno spettacolo dipende solo da loro. La regia fa il suo percorso, stabilisce un’immagine, un percorso, la linea interpretativa dei personaggi, il ritmo che deve sostenere la scena, ma in riferimento a quell’hic et nunc cui accennavo prima è l’attore che ha il compito di capire (in lievi ma importanti sfumature) come far andare lo spettacolo. Solitamente dalla terza replica comincio a rilassarmi e far sì che il mio lato registico si affidi agli attori, me in primis.
Tutti voi attori della compagnia FSSL – PROTEATRO avete offerto interpretazioni di grande livello: come sei riuscito a costruire un’energia scenica così efficace e coesa?
Certe cose accadono… non è sempre così! Nel caso della “Valigia” è una complicità che abbiamo trovato per caso e ci ha divertito dalle prime letture a tavolino; via via si è sempre più intensificata. Questo è uno spettacolo che regge grazie al gruppo, non ci sono i “singoli”. Se uno di noi decidesse di cadere, cadrebbe tutto ad effetto domino. Ho una grande stima e ammirazione per ognuno di loro e molte volte riescono a rendermi spettatore in scena; questa cosa è reciproca. Io rido, loro ridono e il pubblico si sente coinvolto in un qualcosa che sente appartenergli.
La tua storia artistica parla di un amore per il teatro nato da giovanissimo e di un’attenzione particolare alla commedia di Eduardo De Filippo: in che modo queste radici continuano a influenzare il tuo lavoro?
Il mio legame con Eduardo è trascendentale. Un legame che mi riconduce a lui in qualsiasi momento di difficoltà, anche quando non sono a lavoro sui suoi testi. Quello che puntualmente mi arriva da lui è la semplicità con la quale legare il rapporto attoriale e il testo. Eduardo ti insegna a riconoscere i sentimenti che coesistono nella tua quotidianità e in un fittizio presente scenico; quando hai abituato il tuo lavoro a questa onestà, il rapporto con il pubblico ti premia.
Dopo “La valigia sul letto”, quali saranno i tuoi prossimi progetti artistici? Puoi anticiparci qualcosa?
Saremo ancora in scena con La valigia sul letto questo fine settimana, 10 e 11 gennaio, al Teatro Santa Teresa di Napoli, poi riprenderemo altri spettacoli in giro per la regione come Una tragedia reale di Patroni Griffi, Regina Madre di Manlio Santanelli e Onesti: banda 3.0. Parallelamente sono a lavoro con la compagnia con le prove de La paura numero uno di Eduardo, che debutterà ad aprile a Caserta: la paura perniciosa dello scoppio di un terzo conflitto mondiale esorcizzata da una comicità amara e riflessioni intense. Una tematica che m’interessava indagare, oggi più che mai!
La serata, i cui proventi sono stati devoluti alle Missioni Estere Redentoriste Onlus impegnate in Madagascar, si è conclusa con l’intervento sul palco di don Lorenzo Fortunio, parroco della Basilica di Sant’Alfonso, che ha ringraziato per l’impegno a favore della solidarietà, ed espresso la gioia per un inizio anno all’insegna della vicinanza agli altri, con queste parole: “Credo che stare insieme agli altri, ridere insieme, sia la cosa più bella. E cominciare un anno così è davvero il meglio che ci possa capitare”. Un gesto che evidenzia come cultura, attenzione al territorio e solidarietà trasformino il teatro in un luogo di incontro e responsabilità condivisa.
Fonte REDAZIONE






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