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La pizza vale oro: 15 miliardi di fatturato e 300mila addetti in Italia

Oltre 50mila pizzerie, 8 milioni di pizze al giorno e un indotto che coinvolge anche 200 milioni di chili di conserve di pomodoro. I dati diffusi per il World Pizza Day confermano la centralità economica e sociale del prodotto simbolo della cucina italiana.





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Roma – Napoletana o romana, classica o gourmet, alta o bassa: la pizza non è soltanto un’icona gastronomica, ma un vero e proprio pilastro dell’economia agroalimentare italiana.

Il settore genera un giro d’affari annuo pari a 15 miliardi di euro, conta oltre 50mila pizzerie e dà lavoro a più di 300mila persone, con una produzione che supera gli 8 milioni di pizze sfornate ogni giorno.

Il quadro emerge in occasione del World Pizza Day, in programma sabato 17 gennaio, attraverso i risultati del primo anno di attività dell’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana, elaborati anche su dati Fipe, e dalle analisi dell’Anicav sull’utilizzo delle conserve di pomodoro nel comparto pizza.

Sette pizze su dieci consumate in Italia sono a base di pomodoro: un dato che si traduce in oltre 200 milioni di chilogrammi di conserve rosse impiegate ogni anno dalle pizzerie, per un valore economico superiore ai 250 milioni di euro. Un segmento chiave dell’indotto, che conferma il legame strutturale tra pizza e filiera agroindustriale.

L’Osservatorio ha inoltre tracciato una mappa dei prezzi della pizza napoletana Margherita, fissando il costo medio nazionale a 7,04 euro, con marcate differenze territoriali: 6,74 euro a Napoli, 6,72 nel Sud, 7,46 nel Centro e 7,66 nel Nord. Da questi dati nasce l’Indice Pizza Napoletana Margherita (Ipnm), che misura lo scostamento percentuale rispetto al prezzo di Napoli: 99,68 al Sud, 110,63 al Centro e 113,70 al Nord.

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Secondo gli analisti, colpisce la tenuta dei prezzi nonostante l’aumento record dei costi delle materie prime, in particolare mozzarella e olio. Nell’ultimo anno, il prezzo della Margherita ha registrato solo lievi ritocchi: per il 31,3% degli operatori l’aumento è stato compreso tra 1 e 50 centesimi, mentre nel 14,6% dei casi non si sono registrati incrementi. Un segnale che conferma la pizza come “baluardo della cucina democratica”.

Un focus specifico è dedicato al ruolo femminile nel comparto: se la presenza delle donne è significativa nella proprietà (38,5%) e nella gestione della sala (50,5%), resta marginale nella professione di pizzaiola, che rappresenta appena il 2% del totale.

Lo studio restituisce infine l’immagine di un settore ancora fortemente tradizionale: il 57,4% delle attività è costituito da pizzerie “pure”, il 76% opera con una sola sede e il 66% è localizzato nei centri urbani. La conduzione è prevalentemente familiare, con modelli organizzativi semplici e una limitata propensione all’espansione: solo il 54,7% delle imprese definisce i prezzi attraverso un’analisi strutturata dei costi.

Sul fronte del food delivery, Just Eat segnala che nel 2025 sono stati ordinati sulla piattaforma quasi 5 milioni di chili di pizza. Margherita, Diavola e Capricciosa restano le più richieste, ma cresce l’interesse per versioni vegetariane, vegane, senza glutine e con ingredienti premium.

Tra i topping più apprezzati figurano mozzarella di bufala, burrata, speck, prosciutto crudo, ’nduja, stracciatella, tartufo e pistacchio, mentre aumentano le richieste di impasti alternativi ai multicereali, alla canapa e al grano arso.
Un settore che, tra tradizione e innovazione, continua a confermarsi uno dei motori più solidi e identitari del Made in Italy.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
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