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Napoli, ferimento di Bruno Petrone: resta in carcere la baby gang

Nessuno sconto per i quattro minori accusati del tentato omicidio del calciatore Bruno Petrone ai Baretti di Chiaia. I giudici respingono l’istanza della difesa che chiedeva i domiciliari per permettere ai ragazzi di tornare a scuola. Intanto si apre un nuovo fronte investigativo: identificato un minore per l’incendio ritorsivo al portone di uno degli indagati.





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Napoli, ferimento di Bruno Petrone: resta in carcere la baby gang

Napoli – Nessuno sconto, nessuna concessione. La mano dei giudici resta ferma sulla gang di San Carlo all’Arena.

Il Tribunale del Riesame ha confermato ieri pomeriggio la custodia cautelare in carcere per i quattro giovanissimi – un quindicenne e tre diciassettenni – ritenuti responsabili del brutale tentato omicidio di Bruno Petrone, il 18enne calciatore dell’Unione Sportiva Angri 1927, accoltellato al ventre e al fianco durante una rissa nella “bolgia” dei Baretti di Chiaia.

La decisione del Riesame

Cade nel vuoto la strategia del collegio difensivo, che aveva tentato di giocare la carta del recupero scolastico. Gli avvocati avevano formulato richiesta di attenuazione della misura, puntando agli arresti domiciliari per consentire agli indagati di proseguire il percorso di studi.

Un’istanza che ha trovato l’opposizione ferma del sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, il quale ha ribadito la necessità della detenzione in istituto penitenziario data la gravità del fatto e la contestazione della premeditazione. La linea dura, già tracciata lo scorso 30 dicembre dal GIP Anita Polito su richiesta del PM Claudia De Luca, viene dunque blindata anche in seconda istanza.

Tredici secondi di follia

A pesare come un macigno sulla decisione dei giudici sono le evidenze probatorie, in particolare quel video di 13 lunghissimi secondi acquisito dagli investigatori. Fotogrammi che restituiscono la cruda dinamica di quella notte tra il 26 e il 27 dicembre in via Bisignano: l’arrivo del commando su due scooter, l’azione fulminea, la violenza cieca.

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In cinque entrarono in azione (quattro fermati e un quinto denunciato a piede libero), scatenando l’inferno contro il 18enne, finito in ospedale in gravi condizioni. Una spedizione punitiva che, secondo l’accusa, non lascia spazio a interpretazioni benevole.

L’ombra della vendetta trasversale

Mentre il fronte giudiziario si cristallizza con la conferma del carcere, quello investigativo si allarga rivelando scenari inquietanti di faide interne o ritorsioni. I Carabinieri hanno fatto luce sull’episodio avvenuto la notte tra l’11 e il 12 gennaio scorsi, quando le fiamme avvolsero il portone d’ingresso dell’abitazione di uno dei quattro ragazzi arrestati, situata in via Carlo de Marco.

Grazie all’analisi delle telecamere di videosorveglianza della zona, i militari hanno rintracciato un minorenne, ora indagato a piede libero. Dalle prime ricostruzioni emerge un dettaglio che complica il quadro: il giovane identificato sarebbe un amico di uno dei componenti della gang, lo stesso che si era costituito nelle ore immediatamente successive all’aggressione di Petrone.

Un segnale, forse un avvertimento, che suggerisce come la vicenda sia tutt’altro che chiusa. Le indagini proseguono a ritmo serrato per accertare il coinvolgimento di altri giovani e delineare i contorni di una violenza che sembra autoalimentarsi.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
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