Sant’Antimo – Arrivano gli sconti di pena per i responsabili dell’omicidio di Antonio Bortone e del tentato assassinio di Mario D’Isidoro, maturati nell’ambito della cosiddetta “faida delle palazzine” a Sant’Antimo.
Giovedi i giudici della terza sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, presieduta da Melito, hanno emesso la sentenza di secondo grado, riformando in parte il verdetto di primo grado.
La Corte ha accolto i motivi di appello presentati dagli avvocati Luigi Senese e Rocco Maria Spina, difensori di Michele Cleter, ritenuto il presunto esecutore materiale del raid armato, escludendo la circostanza aggravante della premeditazione. Una decisione che ha inciso in maniera significativa sul trattamento sanzionatorio.
Proprio la contestazione della premeditazione, infatti, aveva precluso a Cleter l’accesso al rito abbreviato, riservato ai procedimenti non puniti con l’ergastolo. Con l’eliminazione dell’aggravante, l’imputato ha potuto beneficiare non solo della riduzione legata alla diversa qualificazione del fatto, ma anche dello sconto di un terzo di pena che avrebbe ottenuto se la premeditazione fosse stata esclusa già in sede di udienza preliminare. Il risultato è una condanna rideterminata in 20 anni di reclusione.
Stesso esito favorevole anche per il coimputato Fabio Cuomo, difeso dagli avvocati Claudio Davino e Michele Sanseverino: per lui la pena è stata ridotta a 16 anni e 8 mesi. Condanne rideterminate anche per Gaetano Vallefuoco, che dovrà scontare 18 anni e 8 mesi, e per Michele Landolfi, difeso dall’avvocato Antonella Regine, condannato a 16 anni di carcere.
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I fatti risalgono alla sera dell’8 marzo 2023, quando un commando armato entrò in azione nel complesso residenziale di via Solimene, a Sant’Antimo. Antonio Bortone, 26 anni, ritenuto vicino agli ambienti del clan Ranucci e fratello di Cesario Bortone – detenuto per tentato omicidio – venne freddato con un vero e proprio trattamento da boss: 13 colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata. Sul posto i carabinieri repertarono complessivamente 17 bossoli.
Bortone fu trovato riverso a terra nel cortile del complesso. Ma non era l’unico obiettivo del raid. Poco dopo, all’ospedale di Aversa giunse anche Mario D’Isidoro, 29 anni, già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati a droga, ricettazione e armi. Contro di lui erano stati esplosi tre colpi: a salvarlo fu il borsello a tracolla, che deviò la traiettoria di alcuni proiettili.
Le indagini, condotte dai carabinieri anche attraverso intercettazioni ambientali e sistemi di videosorveglianza, avevano consentito di raccogliere un solido quadro indiziario a carico degli imputati, ritenuti inseriti negli assetti criminali riconducibili al clan Ranucci.
Secondo la ricostruzione investigativa, il movente dell’agguato era legato alla volontà del gruppo di assumere il controllo delle piazze di spaccio di stupefacenti nel comune di Sant’Antimo, in un contesto di forte tensione criminale culminato nella sanguinosa resa dei conti.
(nella foto a partire da sinistra Michele Landolfi, Michele Cleter, Fabio Cuomo, Gaetano Landolfi, e poi il ferito Mario D’Isidoro e la vittima Antonio Bortone)
Fonte REDAZIONE





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