Ti ricordi quando bastava dire “bel gol” e tutti erano contenti? Adesso no. Adesso devi sapere gli expected goals, il PPDA, le progressive carries e mille altre sigle che cinque anni fa neanche esistevano. Il football alla TV è divenuto un corso universitario di statistica applicata. E non sto esagerando neanche un po’.
Non sto esagerando. Domenica scorsa guardavo Juventus-Inter e il commentatore ha citato almeno dieci metriche diverse nel primo tempo. Alcune le conoscevo, altre proprio no. E la cosa buffa è che mio padre, che guarda il calcio da cinquant’anni, non capiva assolutamente niente. “Ma questo parla o fa l’esame di matematica?”, continuava a ripetere. Però è così che va adesso. I dati hanno invaso il commento calcistico e non c’è modo di tornare indietro, anche se volessimo. Anzi, con strumenti come https://spinfin-it.com/ che rendono accessibili analisi complesse anche al tifoso comune, la distanza tra esperto e appassionato si è praticamente azzerata, trasformando ogni discussione da bar in un seminario tattico con tanto di numeri e grafici alla mano. Bello? Brutto? Onestamente non lo so ancora.
Da Bruno Pizzul a chi cita lo xG ogni due minuti
Bruno Pizzul urlava “Tardelli! Tardelli!” e tutti capivano perfettamente l’emozione. Oggi un commentatore urlerebbe “Occasione da 0.92 xG sprecata malamente!”. Sembra uno scherzo ma sta succedendo davvero. Guarda Fabio Caressa. Uno dei migliori in circolazione, nessuno lo nega. Ma anche lui adesso infila statistiche ovunque. Durante il Derby ha parlato di zone di pressing, passaggi nella metà avversaria, duelli per zona. Roba che dieci anni fa non esisteva nel vocabolario di un telecronista.
E Lele Adani. Quello praticamente disegna heat maps invisibili con le mani mentre parla. “Guarda come si posizionano qui, vedi questa densità, nota la profondità”. Metà delle volte non capisco cosa stia dicendo, ma suona impressionante. Il problema è che si sentono obbligati a usare questi termini. Se non lo fai sembri vecchio, superato. Come se raccontare l’emozione della partita non bastasse più. Serve praticamente la patente di data analyst per commentare Napoli-Roma.
La rivoluzione delle metriche (in una tabella)

Questa tabella ti fa capire il punto. Non è che le statistiche siano cattive. Il problema è che stanno sostituendo il racconto umano. Prima il commentatore ti faceva sentire la partita. Adesso te la spiega come un ingegnere.
E poi tanti non capiscono cosa dicono. Citano numeri per fare scena. “L’Inter ha 3.2 xG” – ok, ma cosa significa? Che hanno tirato tanto? Bene? Il numero da solo non racconta niente. I commentatori bravi usano i dati come spezia, non come piatto principale. Quelli mediocri buttano lì cinque xG pensando di sembrare intelligenti. Fanno solo confusione.
Il popolo si è diviso in due
Da una parte i giovani cresciuti con Football Manager. Per loro gli xG sono normali. Su Twitter: “2.7 xG contro 1.4!”. Discutono con grafici. È la nuova lingua. Dall’altra parte il resto. Mio zio, settantadue anni, sa di calcio più di tutti. Ma se sente xG si incazza. “Ma che cazzo è? Prima vincevi o perdevi”. Il calcio è diventato ostico per chi non sta al passo. Mia madre guarda le partite. Ma se sente “zona di costruzione bassa”, cambia canale. I social hanno amplificato tutto. Discussioni che duravano cinque minuti ora vanno avanti ore con grafici. Da un lato capisci meglio. Dall’altro perdi la magia. Quando tutto diventa numero, dove rimane l’emozione?
Quello che le statistiche non ti diranno mai
I momenti più belli non hanno statistiche. Punto. Il gol di Tardelli nel 1982. Che xG aveva? Chissenefrega. L’urlo, la corsa – quella roba non la misuri. È pura emozione. Il cucchiaio di Totti nel 2000. Prova a raccontarlo con statistiche. “67 km/h”. Non funziona. Era follia geniale, non fisica.
Questo uccide la poesia. Tutto diventa freddo. Ma il calcio non è Excel. È arte sporca, caos organizzato, bellezza imperfetta. Pizzul, Carosio, Ciotti. Ti facevano vivere la partita con la voce. Non servivano grafici. Serviva passione. Il futuro deve essere equilibrio. Quando Insigne segna all’incrocio, non dirmi l’xG. Dimmi che è bellissimo. Fammelo godere.
Cosa ci aspetta tra cinque anni
Le statistiche diventeranno più complesse. AI che analizza ogni movimento. Metriche sullo stress psicologico basate sul battito. Non scherzo. I commentatori dovranno scegliere. Professori di statistica oppure tornare a raccontare il calcio. Spero nella seconda, temo la prima. Mi spaventa perdere il contatto con la gente normale. Se serve un master per capire una partita, hai perso metà del pubblico. Il calcio lo capivano tutti.
Le statistiche hanno valore. Ma non uccidiamo l’emozione. Non trasformiamo tutto in PowerPoint. Alla fine conta il tabellino. Puoi avere tutti gli xG del mondo, ma se perdi 1-0, hai perso. Il calcio è questo. Ingiusto, frustrante, meraviglioso. E nessuna statistica lo spiegherà mai.
Fonte REDAZIONE





Commenti (1)
E’ vero che le statistiche so diventate una parte importante del calcio oggi, ma a volte penso che è meglio sentire l’emozione della partita piuttosto che solo numeri e grafici. Ho visto persone che non capiscono nulla delle nuove metriche e questo è un problema.