Continua al Tribunale di Torre Annunziata il processo a carico della famiglia Fontana, conosciuta come “i Fasano dell’acqua della Madonna”, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione di una parte dei pontili a Castellammare di Stabia.
Oggi, davanti al collegio D, è stata ascoltata la persona offesa. Nel corso di una deposizione lunga e articolata, è emerso un racconto che – almeno sul piano fattuale – tratteggia una presenza costante dei fratelli Fontana sui pontili, sia con attività in proprio sia collaborando con i titolari delle strutture, grazie a competenze specifiche e a una conoscenza consolidata del lavoro.
Potrebbe interessarti
Terremoto Ischia: Marcello Feola nominato Commissario straordinario per la ricostruzione
Inferno Giugliano, via Carrafiello è una bomba sociale: 200 bambini prigionieri tra i veleni
Napoli, chiude la storica mensa ferroviaria: a rischio 12 posti di lavoro
Agnano, al via i lavori per riaprire la strada chiusa dopo il crollo
Un passaggio ritenuto centrale dalla Difesa. L’avvocato Olga Coda, che assiste Francesco Fontana detto “il Chicco”, ha evidenziato come dalla testimonianza – pur accompagnata da remore attribuite al timore di possibili ripercussioni sul fronte dell’Ispettorato del lavoro – sarebbe affiorato un quadro diverso dall’accusa originaria: gli imputati avrebbero svolto mansioni specializzate legate alla gestione delle imbarcazioni, ricevendo una retribuzione, circostanza che la Difesa considera incompatibile con l’ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso contestata dalla Dda di Napoli.
Il processo è stato aggiornato. Alla prossima udienza sono attesi i collaboratori di giustizia che, negli anni, hanno chiamato in causa la famiglia dei “Fasani” nelle loro dichiarazioni: un passaggio che potrebbe incidere sulla tenuta dell’impianto accusatorio e sulla ricostruzione dei rapporti nel contesto stabiese.
Fonte REDAZIONE





Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti