Fabio Capello interviene con una nota ufficiale per spegnere l’incendio mediatico scoppiato dopo la sua intervista al quotidiano spagnolo Marca. L’ex allenatore di Milan, Juventus e Real Madrid ha voluto precisare la natura delle sue dure affermazioni contro la classe arbitrale, definita inizialmente come una “mafia”.
Un termine che, secondo Capello, è stato strumentalizzato e isolato dal contesto originale del discorso.
Il chiarimento sulla “casta” arbitrale
Nella nota di precisazione, Capello spiega che il riferimento al termine “mafia” non intendeva alludere a pratiche criminali, bensì a una struttura organizzativa eccessivamente ermetica. Secondo il tecnico, gli arbitri operano come un gruppo chiuso che rifiuta il confronto con figure esterne, in particolare negando l’accesso alle sale VAR a ex calciatori professionisti.
“E molte volte prendono decisioni non corrette perché non hanno giocato e non conoscono i movimenti del calcio”, aveva ribadito l’ex tecnico, sottolineando come la presenza di atleti in pensione potrebbe migliorare la qualità delle valutazioni tecnologiche.
Il paragone tra Negreira e Calciopoli
Oltre alla polemica interna, Capello ha toccato un nervo scoperto del calcio europeo confrontando lo scandalo Negreira, che ha coinvolto il Barcellona, con i fatti di Calciopoli del 2006. L’opinione del tecnico evidenzia una disparità di trattamento tra le due federazioni: “In Spagna con la storia di Negreira non è successo nulla, mentre in Italia la Juventus è stata mandata in Serie B nonostante non avesse pagato gli arbitri”.
L’intervento si conclude con un attestato di stima per la professionalità dei fischietti italiani, con Capello che esprime rammarico per l’uso “inappropriato” delle sue parole. Resta però confermata la sua critica di fondo: un sistema che, a suo dire, necessita di una maggiore apertura verso chi il campo lo ha vissuto in prima persona.
L’AIA ammette: Errore il rigore al Napoli a Genova. In Serie A cresce la polemica contro il VAR
«Che bella una partita senza Var di mezzo…». La frase pronunciata da Gian Piero Gasperini fotografa un malumore sempre più diffuso in Serie A, dove la tecnologia introdotta per ridurre gli errori arbitrali è finita al centro di polemiche quasi quotidiane. Allenatori, dirigenti e tifosi contestano interpretazioni e interventi, mentre la frequenza ravvicinata delle partite amplifica ogni episodio controverso.
L’ultimo caso riguarda il rigore che ha deciso la sfida tra Genoa e Napoli. «Non era assolutamente fallo», ha ammesso Dino Tommasi, componente della Can, intervenendo a “Open Var”. «Cornet tocca il piede ma è una strisciata accidentale. Il fallo deve essere chiaro. Non c’è matrice di step on foot. È un errore valutativo che abbiamo fatto. È stato sbagliato anche richiamare Massa al monitor». Una doppia ammissione che riapre il dibattito non solo sulla decisione finale, ma anche sull’opportunità stessa della revisione al video.
Capello contro i direttori di gara: “Gli arbitri? Sono una mafia, il Var è in mano agli incompetenti”
Fabio Capello non usa mezzi termini. L’ex tecnico di Milan, Juventus e Real Madrid, noto per la sua schiettezza, ha lanciato un vero e proprio atto d’accusa contro la classe arbitrale internazionale. In una lunga intervista concessa al quotidiano spagnolo Marca, "Don Fabio" ha smantellato l'attuale gestione del Var e la mentalità dei direttori di…
Fonte REDAZIONE






Commenti (1)
Capello ha fatto bene a spiegare le sue parole, anche se a volte le sue affermazioni sono state fraintese. La questione degli arbitri è sempre delicata e importante per il calcio, spero che si trovino soluzioni migliori in futuro.