Napoli – «Carne da macello» e «utili idioti». Non usa giri di parole Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli, per descrivere l’inarrestabile deriva che vede i giovanissimi sempre più coinvolti nelle dinamiche feroci della criminalità organizzata.
L’occasione per questa durissima analisi è stata la conferenza stampa convocata a seguito del blitz anticamorra condotto dalla Polizia nel rione Iacp di Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano.
L’operazione ha portato all’arresto di 19 persone, ma il dato che più allarma gli inquirenti è la presenza di tre minorenni tra i destinatari delle misure cautelari. Un segnale inequivocabile di come le “paranze” e i clan stiano sistematicamente attingendo alle nuove generazioni per alimentare i propri ranghi.
Un trend nazionale
Secondo Gratteri, quello osservato nel Casertano non è un caso isolato, ma un fenomeno che sta assumendo proporzioni nazionali. «Siamo di fronte a un trend in crescita — ha spiegato il Procuratore — alimentato da una profonda carenza educativa e dalla consapevolezza, da parte delle organizzazioni criminali, che il minore gode di un regime normativo meno severo rispetto agli adulti».
Fragilità e sfruttamento
L’analisi del magistrato punta il dito contro un sistema di concause che rende i ragazzi vulnerabili al richiamo del malaffare. La mancanza di una rete sociale solida e un “terzo settore” spesso troppo debole lasciano spazio libero ai clan.
«Il minore è meno strutturato sul piano psicologico e, proprio per questo, viene arruolato come manovalanza sacrificabile», ha incalzato Gratteri. I ruoli assegnati sono tra i più rischiosi: dal trasporto della cocaina alla custodia delle armi, fino a compiti ancora più efferati.
«Vengono usati come utili idioti per andare persino ad ammazzare», ha concluso il Procuratore, delineando un quadro sociale dove la fragilità dell’adolescenza diventa l’arma più efficace nelle mani delle mafie.
Fonte REDAZIONE





Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti