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Aversa, l’omicidio di Emanuele Di Caterino: dopo 13 anni e 13 processi spunta l’ombra dell’assoluzione

La madre: «Pugnalato alle spalle, questa non è giustizia» Colpo di scena in Corte d'Appello: il Pg chiede l'assoluzione per Agostino Veneziano invocando la legittima difesa. La rabbia di Amalia Iorio e la battaglia dei legali: «L’autopsia non mente, colpito quando era inerme».
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Acersa– Tredici anni di attesa, tredici processi e un incubo che, invece di finire, rischia di trasformarsi nella beffa più atroce. Per la morte di Emanuele Di Caterino, il 13enne di Aversa ucciso con una coltellata al cuore durante una lite tra giovanissimi nel 2013, potrebbe non esserci nessun colpevole.

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È questo lo scenario emerso nelle scorse ore davanti alla IV sezione penale della Corte di Appello di Napoli, dove il sostituto procuratore generale Valter Brunetti, al termine della sua requisitoria, ha chiesto l’assoluzione per l’imputato Agostino Veneziano. La motivazione gela il sangue dei familiari della vittima: legittima difesa.

Veneziano, che oggi ha 29 anni ma che all’epoca dei fatti ne aveva 17, secondo la Procura Generale avrebbe agito per difendersi dall’aggressione del gruppo di amici di Emanuele. Una tesi che stravolge la richiesta di giustizia di mamma Amalia Iorio, costretta a rivivere il dolore di quella maledetta sera del 7 aprile 2013, quando suo figlio uscì per divertirsi e non fece più ritorno.

La dinamica e la perizia: “Colpito alle spalle”

La richiesta del Pg ha scatenato la ferma reazione della parte civile. Gli avvocati della famiglia Di Caterino — Maurizio Zuccaro, Sergio Cola e Barbara Esposito — hanno depositato una memoria difensiva che punta a smontare, punto per punto, la tesi della difesa legittima, facendo leva sulle evidenze scientifiche.

Secondo i legali, l’autopsia racconta una verità incompatibile con la difesa: La posizione del colpo: Emanuele è stato raggiunto dal fendente alla schiena. «È stato colpito quando non poteva più rappresentare un pericolo per l’accoltellatore», sottolineano i legali.

La traiettoria: Il colpo è stato inferto dall’alto verso il basso. Questo dettaglio, spiega l’avvocato Zuccaro, smentisce la narrazione dell’imputato a terra circondato: «Veneziano era in piedi e ha colpito la vittima alle spalle».

La sproporzione: Si evidenzia il divario tra la vittima, che agiva a mani nude, e l’aggressore armato di lama.

«Solo dopo l’accoltellamento di Emanuele – spiega l’avvocato Zuccaro all’Ansa – i suoi amici, vedendolo a terra, si avventarono su Veneziano. Inoltre l’imputato ha mentito sulla provenienza dell’arma: disse di averla trovata a terra, ma è emerso che era sua».

Il labirinto giudiziario e l’appello a Nordio

La vicenda giudiziaria di Emanuele Di Caterino è un caso da manuale sulle lungaggini e le incertezze della giustizia italiana. In primo grado Veneziano fu condannato a 8 anni, pena salita a 10 in Appello. Poi l’intervento della Cassazione nel 2023 con annullamento e rinvio. Un secondo processo d’Appello aveva rideterminato la pena a 8 anni, ma nel 2024 gli “Ermellini” hanno annullato nuovamente tutto, chiedendo approfondimenti proprio sul tema della legittima difesa.

Ora, mentre si attende la prossima udienza tra pochi giorni, Amalia Iorio lancia un disperato appello alle istituzioni, rivolgendosi direttamente al Ministro della Giustizia Carlo Nordio.

«Non abbiamo mai cercato vendetta ma giustizia. E la giustizia deve essere fatta leggendo attentamente gli atti del processo», dichiara la madre. «Emanuele è figlio di tutti voi, un figlio di 13 anni uscito di casa per divertirsi e brutalmente accoltellato da un suo coetaneo che invece si era portato un coltello per togliere la vita a un giovane inerme».

La donna denuncia non solo il rischio dell’impunità, ma anche le difficoltà tecniche — come le incompatibilità nel formare il collegio giudicante — che hanno trasformato il processo in un calvario senza fine.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE

Commenti (1)

Il articolo che leggi sembra veramente triste per la vicenda di Emanuele. L’idea che nessun colpevole possa essere trovato è preoccupante. Speriamo che giustizia venga fatta, anche se la situazione appare complicata e deludente.

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