

Nella foto, un particolare della vicenda.
La notizia è arrivata ieri mattina tra le mura del carcere di Civitavecchia, come un colpo definitivo. Claudio Carlomagno, 44 anni, detenuto da otto giorni con l’accusa di aver ucciso e occultato il cadavere della moglie Federica Torzullo, ha appreso che i suoi genitori si sono tolti la vita. A comunicarglielo sono stati uno psicologo e uno psichiatra dell’amministrazione penitenziaria, chiamati a gestire una situazione di estrema fragilità emotiva.
Pasquale Carlomagno e Maria Messenio si sono suicidati sabato pomeriggio nella loro villetta di Anguillara Sabazia, impiccandosi alla stessa trave del portico. L’abitazione, ora sottoposta a sequestro, è la stessa in cui il figlio si era rifugiato lo scorso 10 gennaio, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Civitavecchia.
In quei giorni i carabinieri avevano già posto sotto sequestro l’altra casa di famiglia, in via Costantino 9, sempre ad Anguillara, teatro dell’omicidio di Federica Torzullo, delitto che Carlomagno ha ammesso nel corso dell’interrogatorio di garanzia.
Dopo aver ricevuto la notizia, il 44enne è stato posto in isolamento in una cella singola ed è ora sorvegliato a vista dalla polizia penitenziaria. La direzione del carcere ha disposto la misura ritenendolo un «soggetto ad alto rischio suicida».
Secondo quanto trapela, l’uomo avrebbe urlato più volte di volerla fare finita, manifestando un grave stato di prostrazione. La consapevolezza che il gesto dei genitori sia legato direttamente all’omicidio della moglie avrebbe aggravato ulteriormente il suo quadro psicologico.
«Questa vicenda dimostra, più che mai, che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime», ha commentato l’avvocato difensore Andrea Miroli. «Vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ha alcuna responsabilità. È stata una vera e propria catabasi, una discesa agli inferi, che i signori Carlomagno non sono riusciti a sopportare».
Il penalista ha confermato che le motivazioni del gesto sono contenute in una lettera lasciata al secondogenito Davide. «Su quel contenuto è doveroso mantenere rispetto e privacy», ha precisato, denunciando al tempo stesso il clima di violenza verbale che si è sviluppato attorno alla vicenda.
«Ancora ieri sui social si leggevano messaggi come “quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro”. Di fronte a questo, e sapendo quanto la pressione mediatica possa devastare le coscienze, dovremmo tutti esercitare una pedagogia collettiva, affinché simili tragedie non straripino dai confini giuridici».
Secondo quanto riferito anche dal fratello di Claudio, i genitori si sentivano ormai accerchiati dalla gogna mediatica e dall’ostilità del paese che li aveva accolti: «Volevano andare via da Anguillara», avrebbe confidato. Un isolamento sociale che, unito al peso insostenibile della vicenda giudiziaria, avrebbe contribuito alla decisione estrema.
«Il mio pensiero ora va non solo al mio assistito, che è sorvegliato a vista, ma anche a suo figlio», ha concluso Miroli. «In pochi giorni ha perso la madre, i nonni e, di fatto, il padre. È una tragedia nella tragedia». L’avvocato farà visita oggi a Carlomagno in carcere per verificarne le condizioni psicologiche.
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