Napoli – È vivo per miracolo Ciro Basile, 22 anni, colpito solo di striscio — a un gluteo — da uno dei numerosi proiettili esplosi contro di lui nella notte tra sabato e domenica in via Santa Maria Ognibene, ai Quartieri Spagnoli, nella zona conosciuta come la “Parrocchiella”.
Un agguato vero e proprio, non una semplice stesa intimidatoria: almeno otto, forse nove colpi esplosi da un commando entrato in azione con l’evidente obiettivo di uccidere.
La prontezza di riflessi del giovane gli ha salvato la vita. Medicato al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini, è stato dimesso con una prognosi di dieci giorni. Ma attorno a quell’agguato si addensano ombre pesanti.
Un bersaglio designato, non un passante
Gli investigatori — i carabinieri della compagnia Napoli Centro — sono convinti che Basile non si trovasse lì per caso. L’azione armata, per modalità e intensità, lascia poco spazio ai dubbi: il 22enne era un obiettivo preciso.
Ed è qui che l’episodio si intreccia con una più ampia e delicata inchiesta sulla faida a bassa intensità che da mesi infiamma i Quartieri Spagnoli e l’area di piazza Carolina, tra baby gang armate e gruppi emergenti pronti a contendersi spazi e reputazione criminale.
Il nome di Basile nelle intercettazioni
Il nome di Ciro Basile compare infatti negli atti dell’indagine che, due settimane fa, ha portato all’arresto del gruppo riconducibile a Vincenzo Giovanni Percich Lucci, detto “Jhonny”, giovane capo di una baby gang di pistoleri dei Quartieri Spagnoli, e dei ragazzi di piazzetta Carolina, protagonisti di due sparatorie incrociate avvenute nel dicembre scorso.
In particolare, a catturare l’attenzione degli inquirenti sono alcune intercettazioni ambientali autorizzate effettuate all’interno di una Fiat 500X in uso allo stesso Percich.
La conversazione tra Jhonny e la madre
Il 18 dicembre 2025, alle 12:47, gli investigatori captano un dialogo di particolare rilievo tra Jhonny Percich e la madre. Il giovane racconta di aver appreso da terzi l’identità di chi avrebbe partecipato alla stesa avvenuta sotto la sua abitazione in vico Caricatoio la notte del 12 dicembre.
«A me un ragazzo mi ha detto che questi di mezza piazza Carolina… mi ha detto proprio i nomi», dice Percich. E fa i nomi: P.B., Mario Puggillo (unico maggiorenne del gruppo) e M.C. La madre rincara, sostenendo di aver riconosciuto persino la voce di uno dei partecipanti.
L’accusa diretta: “È stato Ciro Basile”
Due giorni dopo, il 20 dicembre, alle 13:17, un’altra intercettazione segna un punto di svolta. La mamma di Jhonny, parlando con un nipote all’interno dell’auto, si dice convinta che a sparare in vico Caricatoio sia stato proprio Ciro Basile.
Parole pesanti, cariche di rabbia e sospetto: la donna afferma di aver riconosciuto la voce del giovane durante la sparatoria e lo indica come responsabile, paventando ritorsioni e conseguenze per il figlio Jhonny.
Un’accusa che, sebbene mai suffragata da riscontri oggettivi, contribuisce ad alimentare un clima di tensione e sospetto attorno al nome di Basile.
Il dietrofront di Jhonny: “Basile è estraneo”
Ma il quadro si complica ulteriormente il 25 dicembre. In una nuova conversazione intercettata, Jhonny smentisce la madre e ribadisce con decisione l’estraneità di Ciro Basile ai fatti di vico Caricatoio.
Secondo il giovane, i veri autori sarebbero ancora una volta i ragazzi di piazza Carolina, in particolare M.C., indicato come principale responsabile della stesa, insieme a Puggillo e P.B. Un convincimento che Percich sostiene di aver maturato anche perché — a suo dire — sarebbero stati gli stessi interessati ad ammetterlo.
Un nome che torna, una vendetta che arriva
È in questo contesto di accuse incrociate, voci riconosciute, smentite e rancori mai sopiti che matura l’agguato di via Santa Maria Ognibene. Un regolamento di conti che, per gli investigatori, potrebbe rappresentare l’ennesimo capitolo di una guerra strisciante tra gruppi giovanili armati, pronti a colpire per riaffermare il proprio ruolo sul territorio.
Basile, mai formalmente indagato, era già finito indirettamente nei radar dell’inchiesta. E ora qualcuno ha deciso di passare dalle parole ai proiettili.
Fonte REDAZIONE





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