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A Caserta l’addio a monsignor Nogaro sulle note di ‘Bella Ciao’. E i migranti portano la bara

Bella Ciao risuona al Duomo di Caserta mentre la bara di monsignor Raffaele Nogaro viene portata a spalla dai migranti.
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“Bella Ciao” risuona sul sagrato del Duomo di Caserta mentre la bara di monsignor Raffaele Nogaro lascia la cattedrale portata a spalla dai migranti. È l’ultimo saluto al vescovo emerito morto a 92 anni, l’uomo che ha scelto di stare con gli ultimi e di camminare accanto a loro fino alla fine. Non un gesto folcloristico, ma un segno preciso, politico nel senso più alto del termine, capace di raccontare una vita spesa senza mediazioni accanto ai poveri, ai fragili, agli invisibili.

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“Oggi la nostra assemblea è avvolta da un silenzio che non è assenza, ma ascolto. È il silenzio che si fa quando passa un profeta”. Le parole del cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, scandiscono una celebrazione che diventa memoria viva. “È il silenzio che la terra assume quando una voce, che per anni ha gridato nel deserto, torna a Dio, non per lasciarci, ma per continuare ad abitare nel nostro cuore, nella nostra coscienza con una forza maggiore, amplificata dallo Spirito”.

“Oggi la Chiesa affida al Padre un uomo che il Vangelo non lo ha spiegato soltanto: lo ha abitato. Fino in fondo. Senza ridurlo, senza proteggerlo, senza addomesticarlo”. È il ritratto di un pastore che non ha mai cercato riparo nelle convenienze. “In questa terra ha incrociato volti feriti, storie spezzate, esistenze rese fragili dalla violenza e dall’abbandono”. Camorra, illegalità, sfruttamento, giovani senza futuro e migranti senza nome non sono stati sfondi lontani, ma carne viva. “Davanti a questi volti non è passato oltre. Si è fermato”.

“Non ha scelto il silenzio prudente, quello che tutela la tranquillità e salva le apparenze. Ha scelto la parola evangelica”. Una parola netta, scomoda. “Non nasceva dall’ideologia, ma dalla compassione; non accusava per schieramento, ma denunciava per amore”. Anche la lotta alla camorra trova qui la sua radice. “Non nasceva dal gusto del conflitto né dal desiderio di contrapposizione. Nasceva dalla convinzione profonda che il Vangelo è incompatibile con la violenza, con la paura, con ogni forma di dominio sull’altro”.

“È per questo che ci ha messo la faccia, quando si trattava di difendere don Peppe Diana in vita e di custodirne poi la memoria”. Parole che restituiscono il senso di un episcopato vissuto senza compromessi, fino all’ultimo saluto affidato a chi, per monsignor Nogaro, non è mai stato ai margini.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
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