Camorra, torna libero anche il ras Giovanni Perfetto ‘o mostro

La doppia scarcerazione che agita Miano. Il rischio di un nuovo asse criminale attorno ai “Capitoni”

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Il clan Lo Russo prova a rialzare la testa. A pochi giorni dalla scarcerazione per fine pena di Giuseppe Lo Russo, l’unico dei fratelli dei famigerati “Capitoni” a non essersi mai pentito, un altro nome pesante della cosca di Miano torna in libertà: Giovanni Perfetto, alias “’o mostro”.

Un doppio rientro sul territorio che, letto in chiave investigativa, rischia di ridisegnare equilibri e gerarchie nel sottobosco criminale dell’area nord di Napoli.

La nuova scarcerazione, ed è tutt’altro che un passaggio tecnico. Il gip del tribunale di Napoli, accogliendo l’istanza del difensore di Perfetto, l’avvocato penalista Domenico Dello Iacono, ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra l’ultima condanna per estorsione e una precedente, risalente a oltre dieci anni fa, per associazione di tipo mafioso.

In sostanza, il giudice ha ritenuto che il reato più recente fosse assorbito in quello per 416 bis già giudicato, con la conseguenza che la pena residua risultava di fatto espiata. È così che per “’o mostro” si sono spalancate le porte del carcere.

A rendere ancora più significativa la decisione è un dettaglio che, sul piano della sicurezza, dettaglio non è: a maggio era stato scarcerato, con un meccanismo giuridico analogo, il capozona Salvatore Di Vaio. Due figure di vertice del gruppo estorsivo riconducibile ai Lo Russo che, nel giro di pochi mesi, tornano contemporaneamente disponibili sul territorio di Miano.

Il patteggiamento e gli sconti di pena

La svolta giudiziaria per i ras di Miano era arrivata già a febbraio 2024, quando il gruppo aveva ottenuto il patteggiamento. Nonostante la contestazione di estorsione aggravata dal metodo mafioso, i giudici della terza sezione della Corte d’appello di Napoli avevano rideterminato al ribasso le condanne: 7 anni di reclusione e 8.000 euro di multa per Salvatore Di Vaio, Alessandro Festa, Cosimo Napoleone, Giovanni Perfetto, Raffaele Petriccione e Fabio Pecoraro; 8 anni di carcere e 10.000 euro di multa per Vincenzo Pagliaro.

Secondo le dichiarazioni delle vittime, il gruppo imponeva un vero e proprio cappio economico al tessuto commerciale della zona: 5.000 euro al mese di tangente fissa e 10 centesimi per ogni chilo di pane venduto. Un sistema estorsivo capillare, studiato per drenare risorse in maniera costante, colpendo uno dei settori più “sensibili” e radicati del quartiere, quello dei panifici e delle attività alimentari.

Il progetto dei “nuovi capi” del clan Lo Russo, tuttavia, era stato bruscamente frenato da un’indagine lampo condotta in piena estate: otto arresti in pochi giorni e, a ruota, il primo verdetto giudiziario. Nonostante le iniziali condanne pesanti – si era parlato di 9 anni di reclusione a testa nel gennaio 2023 – il gruppo era comunque riuscito a evitare la “stangata” definitiva grazie alla successiva rimodulazione delle pene in appello. Un margine che oggi, di fatto, si traduce nel ritorno in libertà dei protagonisti principali.

Perché la doppia scarcerazione è un campanello d’allarme

È sul piano della prevenzione e del controllo del territorio che la doppia scarcerazione di Giuseppe Lo Russo e Giovanni Perfetto assume una valenza altamente delicata. Sullo sfondo c’è il timore, tutt’altro che astratto, che i vecchi ras possano tentare di ricucire la rete dei rapporti criminali, riallineando alleanze, recuperando vecchi canali di approvvigionamento di armi e droga, e soprattutto rilanciando il circuito estorsivo che negli ultimi anni le indagini avevano provato a smantellare.

Il rientro in libertà di figure storiche di un clan storicamente egemone come quello dei Lo Russo non è mai una notizia neutra. Per gli investigatori significa dover alzare il livello di attenzione su più fronti: monitoraggio dei contatti, intercettazioni, controllo degli affari leciti e illeciti che potrebbero fungere da paravento per la ricostruzione della cassa del clan.

Per le forze dell’ordine impegnate ogni giorno nelle stazioni e nelle strade di Miano, significa anche misurare sul campo la reazione del territorio: chi si avvicina, chi prende le distanze, chi torna a bussare alla porta dei “Capitoni” per chiedere protezione o per regolare vecchi conti.

La giustizia ha i suoi tempi e le sue regole, e il riconoscimento del vincolo della continuazione rientra pienamente nel perimetro dello Stato di diritto. Ma dal punto di vista della percezione sociale e della sicurezza reale, l’effetto è un altro: le vittime di estorsione, che avevano trovato il coraggio di denunciare, rischiano di sentirsi di nuovo esposte. Sapere che il “mostro” e il capozona sono fuori può alimentare paura, silenzio, rinuncia a collaborare.

Ed è qui che entra in gioco la “seconda gamba” della risposta dello Stato: se sul piano processuale la partita è chiusa, su quello del controllo del territorio deve aprirsi una vigilanza serrata, continua, quasi chirurgica. Per evitare che le scarcerazioni si traducano in un ritorno alle vecchie logiche del pizzo e dell’intimidazione, serve un’azione coordinata tra procura, polizia giudiziaria, forze dell’ordine e amministrazioni locali.

L’equilibrio fragile di un quartiere in bilico

Miano è da anni un laboratorio criminale e sociale: terra di storica influenza dei Lo Russo, area segnata da faide, pentimenti eccellenti, arresti e maxi operazioni che hanno smontato pezzo dopo pezzo la struttura originaria del clan. Il ritorno in scena, anche solo potenziale, di vecchi ras rischia di rimescolare le carte proprio mentre le istituzioni cercano di consolidare percorsi di legalità e di recupero del tessuto economico.

In questo contesto, la doppia scarcerazione non va letta soltanto come un fatto giudiziario, ma come un vero test di tenuta per lo Stato sul territorio. Se le forze dell’ordine riusciranno a prevenire nuove intimidazioni, a proteggere i commercianti che hanno denunciato e a intercettare sul nascere eventuali tentativi di riorganizzazione del clan, la libertà riconquistata dai vecchi capi resterà un fatto individuale, non il preludio di una nuova stagione di dominio camorristico.

Se, al contrario, l’attenzione dovesse abbassarsi, il rischio è che l’area nord di Napoli si ritrovi a fare i conti con una criminalità organizzata che, pur colpita e ridimensionata, dimostra ancora la capacità di rigenerarsi attorno alle sue vecchie bandiere. Per questo la doppia scarcerazione di Lo Russo e Perfetto, sul taccuino di chi si occupa di giudiziaria, non è una semplice notizia: è un campanello d’allarme che impone, da subito, la massima allerta.

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