Caccia in tutta Europa a Taulant Toma, il detenuto che si è messo a dieta per passare tra le sbarre

Il 41enne albanese, fuggito dal carcere di Opera, fine pena nel 2048, è alla sua quarta evasione dopo Terni, Parma e un clamoroso blitz in Belgio. Ha segato le sbarre della cella, si è calato con le lenzuola e ha usato manici di scopa per scavalcare il muro di cinta. Massimo allarme: si teme che possa unirsi a gruppi criminali in fuga all’estero.
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Ricercato in tutta Europa e considerato uno dei detenuti più abili nelle evasioni, Taulant Toma, 41 anni, è di nuovo un uomo libero.

Almeno per ora. All’alba di domenica 7 dicembre è riuscito a fuggire dal carcere di massima sicurezza di Milano Opera, mettendo in scena una fuga tanto artigianale quanto spregiudicata, frutto di preparazione, astuzia e – secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi – persino di una dieta mirata per riuscire a passare tra le sbarre segate della cella.

Cittadino albanese, con alle spalle condanne per furti, rapine, armi e droga, Toma stava scontando una lunga pena detentiva con fine pena fissato al 2048. Era recluso al terzo piano del primo reparto dell’istituto milanese, dove era stato trasferito nel 2023 dal carcere di Sassari. Su di lui gravava un regime di “massima sorveglianza” proprio per i numerosi precedenti per evasione. Nonostante ciò, è riuscito a eludere controlli, telecamere e sistemi di sicurezza.

La fuga: sbarre segate, lenzuola e manici di scopa

Le immagini giunte agli inquirenti – e visionate anche dagli organi di stampa – raccontano in dettaglio gli strumenti della fuga: sbarre segate, manici di scopa assemblati tra loro, lenzuola annodate a formare una fune.

Secondo la ricostruzione, Toma avrebbe recuperato una lima nell’area-lavoro del carcere e, con pazienza, avrebbe segato le sbarre della finestra della sua cella nei giorni precedenti all’evasione.

Una volta aperto il varco, il detenuto si sarebbe calato all’esterno con una corda improvvisata fatta di lenzuola accumulate nel tempo, sfruttando l’oscurità e il momento critico del cambio turno degli agenti di polizia penitenziaria.

Il passaggio successivo è quello più scenografico: i manici di scopa, uniti con del nastro adesivo, trasformati in una sorta di asta telescopica con un gancio all’estremità, utilizzata per arpionare il muro di cinta e scavalcarlo.

Dalle foto in possesso degli investigatori si vedono chiaramente i pali fissati tra loro e le sbarre tagliate alla finestra. Elementi che confermano una preparazione metodica e l’assenza di improvvisazione. Secondo quanto emerso, con lui avrebbe dovuto fuggire anche il compagno di cella, che però all’ultimo momento avrebbe rinunciato al piano, restando all’interno dell’istituto.

Il buco nella sicurezza e l’ipotesi del basista esterno

Nonostante la vigilanza rafforzata e la segnalazione del detenuto come soggetto ad altissimo rischio evasione, Toma è riuscito a dileguarsi senza che scattasse subito l’allarme. La fuga sarebbe avvenuta sfruttando una combinazione di fattori favorevoli: il buio delle prime ore del mattino, il cambio turno del personale e possibili “zone d’ombra” nel sistema di controllo del perimetro.

Gli inquirenti non escludono che il 41enne possa aver avuto un appoggio all’esterno, un basista pronto a fornirgli supporto logistico – un’auto, abiti puliti, documenti falsi – pochi minuti dopo aver oltrepassato le mura di Opera. Una volta fuori, l’uomo potrebbe aver imboccato rapidamente le vie di fuga verso l’hinterland milanese, con l’obiettivo di allontanarsi dalla zona il prima possibile.

Al momento, la Prefettura ha attivato un piano di ricerca ad ampio raggio: posti di blocco, controlli rafforzati in stazioni, aeroporti e caselli autostradali, pattugliamenti sul territorio. Le forze dell’ordine stanno passando al setaccio telecamere di sicurezza e sistemi di videosorveglianza pubblici e privati per ricostruire i movimenti del fuggitivo nella “finestra di buio” successiva alla fuga.

Quattro evasioni in 16 anni: il curriculum del “mago delle fughe”

Quella da Opera è soltanto l’ultima di una lunga serie di evasioni che hanno costruito la fama di Taulant Toma come “specialista delle fughe”.

Nel 2009 Toma evade per la prima volta dal carcere di Terni. Viene poi rintracciato, arrestato e riportato in cella.

Il 2 febbraio 2013 scappa dal carcere di Parma insieme a un connazionale, Frokaj Vamentin. Quest’ultimo verrà in seguito ucciso da un gioielliere durante una rapina, episodio che segna una delle pagine più drammatiche della loro carriera criminale.

Dopo quaranta giorni di ricerche in Italia e all’estero, la Procura di Parma viene informata che Toma è stato arrestato in Belgio, dove si trova in attesa di estradizione.

A dicembre 2013, anche dal Belgio arriva un’altra fuga clamorosa: alcuni detenuti si dispongono a piramide per favorire la sua evasione, mentre gli agenti vengono distratti da un forte boato. Toma riesce ancora una volta a far perdere le proprie tracce, salvo essere nuovamente catturato nel 2015.

Un curriculum che lo colloca tra i detenuti più problematici del circuito carcerario europeo, tanto da far alzare il livello di attenzione ogni volta che viene trasferito da un istituto all’altro.

La nuova caccia all’uomo e il timore di un ricongiungimento con clan criminali

Oggi il 41enne è ricercato in tutta Italia, con un livello di allerta elevatissimo. La paura degli investigatori è che possa riuscire a lasciare rapidamente il Paese, facendo leva su vecchi contatti criminali all’estero e su una rete di supporto già sperimentata nelle precedenti fughe. Il rischio concreto è che Toma possa ricongiungersi con gruppi organizzati dediti a rapine, traffico di droga o assalti a obiettivi sensibili.

Le forze dell’ordine stanno collaborando con Europol e con le autorità di diversi Paesi Ue, anche alla luce dei suoi trascorsi in Belgio. L’obiettivo è evitare che la fuga da Opera si trasformi nell’ennesima latitanza di lunga durata e, soprattutto, che il “mago delle evasioni” possa riorganizzarsi all’interno di circuiti criminali transnazionali.

Mentre prosegue la caccia all’uomo, sul fronte interno si apre inevitabilmente il capitolo delle responsabilità. Come è stato possibile che un detenuto ad altissimo rischio evasione sia riuscito per l’ennesima volta a bucare il sistema? Quanto ha pesato la carenza cronica di organico, le condizioni strutturali degli istituti e i punti ciechi di un sistema che, nonostante telecamere e alta sicurezza, continua a mostrare falle clamorose?

Domande che arrivano direttamente ai vertici dell’amministrazione penitenziaria e del Ministero della Giustizia, mentre fuori dalle mura di Opera la priorità resta una sola: ritrovare, il prima possibile, Taulant Toma, l’uomo che ha fatto dell’evasione il suo marchio di fabbrica.

 

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Commenti (1)

E’ incredibile come una persona con tanti precedenti penali riesce ad evadere cosi facilmento. La sicurezza del sistema penitenziario dovrebbe essere molto piu rigida e controllata. Speriamo che venga ritrovato al piu presto.

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