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Processo Vassallo, presidio a Salerno per il colonnello Cagnazzo: “Verità e giustizia anche per lui”

Arrivati da Lazio e Sicilia, amici ed ex colleghi si radunano davanti alla Cittadella Giudiziaria mentre prosegue l’udienza preliminare per l’omicidio del sindaco-pescatore Angelo Vassallo. Magliette, slogan e uno striscione per sostenere l’ufficiale dei carabinieri indagato.

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Salerno — Sono giunti anche da altre regioni, dal Lazio alla Sicilia, per ribadire un messaggio che campeggiava chiaro sulle loro magliette: “Io sto con Fabio Cagnazzo”. Un gruppo numeroso di amici, sostenitori ed ex colleghi del colonnello dei carabinieri indagato per l’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore ucciso nel 2010, ha presidiato questa mattina gli ingressi della Cittadella Giudiziaria di Salerno.

Mentre all’interno del Palazzo di giustizia si celebrava il prosieguo dell’udienza preliminare, all’esterno i manifestanti hanno esposto uno striscione con la scritta: “Verità e giustizia anche per Fabio Cagnazzo”. Un’iniziativa pensata — spiegano — non per contrapporsi alla ricerca della verità sull’omicidio Vassallo, ma per sostenere un uomo che ritengono ingiustamente coinvolto.

«Siamo qui per testimoniare vicinanza a Fabio e chiedere la verità processuale», ha dichiarato uno degli amici presenti al presidio. «Siamo estremamente convinti della sua innocenza. È il primo a chiedere giustizia non solo per sé, ma anche per il sindaco Vassallo. Parliamo di un uomo delle istituzioni, di un colonnello che ha arrestato centinaia di latitanti: non può essere trasformato nel capro espiatorio di questa vicenda».

Tra i presenti anche la sorella dell’ufficiale, rimasta in silenzio ma al fianco dei manifestanti per l’intera mattinata. Nel frattempo, Antonio Vassallo, figlio del sindaco ucciso, ha varcato l’ingresso del Tribunale mentre il presidio era ancora in corso. Una scena che fotografa la tensione e la delicatezza di un procedimento che, a distanza di anni, continua a dividere, interrogare e chiedere risposte definitive su una delle pagine più oscure della recente storia giudiziaria italiana.

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