Napoli- Erano killer esperti, sapevano dove e come colpire e lo hanno fatto: Salvatore Borriello, 26 anni detto o' pirata (ma non ha ninete a che vedere con il boss Salvatore D'Amico che rivendica la paternità di questo alias) pusher legato al clan Aprea di Barra, è stato centratoi da due colpi di pistola con non gli hanno lasciato scampo.
La corsa da via Suor Maria della Passione Beata al vicino ospedale del Mare è stata inutile: è morto poco dopo il suo arrivo. Le indagini della squadra mobile e del locale commissariato, coordinate dalla Dda si concentrano sulla sua cosca. Quindi sarebbe una epurazione interna. Anche non si esclude la plateale sfida agli Aprea appunto dai clan rivali della zona.
L'orario dell'agguato, poco dopo mezzogiorno, il luogo e le modalità fanno pensare ad una esecuzione maturata all'inerno della cosca degli Aprea. I killer hanno agito in sella a una moto e avevano il capo coperto da caschi integrali : quindi difficilmente identificabili. Le telecamere della zona serviranno soprattutto a seguire i percorsi di arrivo e di fuga dei due sicari per dare una spinta alle indagini.
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Spinta che invece potrà arrivare dall'analisi del cellulare di Salvatore Borriello con le sue telefonare, le chat e gli sms ma anche da quello che diranno agli investigatori familiari e amici della vittima. Indagini sicuramente non facili ma il cui inquadramento è già nella mente di chi indaga.
La faida interna e il precedente del 2021
Gli investigatori stanno scavando nel torbido passato di Borriello. Non era la prima volta che "’o pirata" finiva nel mirino: già nel 2021 era stato il vero obiettivo di un'altra imboscata, un raid fallito che per un tragico caso ferì l'innocente Federica Mignone e portò all'arresto di quattro giovani rampolli del clan, tra cui Luigi Aprea, detto "Gennaro ’o lione", figlio del boss Ciro Aprea.
L'elemento chiave su cui si concentrano gli inquirenti è l'ipotesi di una sanguinosa epurazione interna. Borriello, sebbene fosse nel "radar" delle forze dell'ordine per la sua pericolosa vicinanza a Francesco Relli, di cui si sospetta fosse l'autista personale, potrebbe essere entrato in rotta di collisione con qualche "pezzo da novanta" del clan Aprea. Uno scontro tra giovani e vecchie leve che, due anni dopo il primo tentativo, è culminato con la sua brutale esecuzione in pieno giorno. L'ultima vittima di una faida che non conosce tregua.
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