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Napoli, era Cristiano Giuliano il capo della banda che truffava gli anziani al Nord Italia

Banda del finto maresciallo, 11 misure cautelari: anziani nel mirino tra Nord e Centro Italia​ Nel mirino una organizzazione con base a Forcella, sospettata di aver svuotato i risparmi di decine di pensionati con il trucco del finto incidente del figlio o del nipote.​
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L’inchiesta della Squadra Mobile di Padova parte nel 2024 dopo una serie di estorsioni e truffe ai danni di anziani in città e nei comuni dell’hinterland, fino ad arrivare all’esecuzione di 11 misure cautelari personali nei confronti di soggetti residenti a Napoli e provincia. Nel complesso, tra il 2024 e il 2025, gli investigatori padovani hanno arrestato 21 persone e iscritto nel registro degli indagati altri 16 italiani, tutti del Napoletano, con 16 capi di imputazione legati all’associazione per delinquere finalizzata a truffe ed estorsioni.​

Al vertice del gruppo, secondo l’accusa, c’è il 32enne  Cristiano Giuliano, già noto per associazione di tipo camorristico, traffico di stupefacenti, tentato omicidio aggravato e numerosi reati contro il patrimonio. Ma soprattutto nipote dell' ex re di Forcella, Luigi Giuliano.

Al suo fianco, come presunto braccio destro, la 22enne di Pomigliano d’Arco, Nadia Esposito con precedenti per ricettazione, porto abusivo di armi, resistenza a pubblico ufficiale, rissa e reati contro il patrimonio, raggiunta da misura cautelare in carcere.​

I destinatari delle misure

Oltre ai due presunti vertici, nove persone sono sottoposte a obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria che ne limitano rigidamente gli spostamenti fuori dai comuni di residenza.

Tra questi figurano uomini e donne tra i 23 e i 53 anni, residenti tra Napoli, la sua provincia, Pomigliano d’Arco e Marigliano, con precedenti per truffa, furto, rapina, ricettazione, stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale, uso di documenti falsi e utilizzo indebito di carte di credito.​

Altri quattro indagati, non colpiti da misura restrittiva, sono una 24enne di Napoli, un 33enne di Pomigliano d’Arco, un 20enne di Castello di Cisterna e una 24enne, tutti già noti per reati di truffa e, in un caso, atti persecutori. Contestualmente al blitz, a tutti gli indagati è stato notificato il foglio di via obbligatorio dal Comune di Padova per quattro anni, provvedimento firmato dal questore Marco Odorisio.​

Il call center di Forcella

Secondo gli inquirenti, il cuore dell’organizzazione era un appartamento nel rione Forcella, nel centro storico di Napoli, utilizzato come vero e proprio “centralino” da cui partivano le chiamate e dove confluivano i proventi delle truffe. All’interno della struttura i ruoli erano rigidamente ripartiti: c’era chi procurava cellulari intestati a prestanome da usare e gettare, chi si occupava di reclutare gli “esattori” e di organizzare le trasferte, chi faceva il “telefonista” spacciandosi per maresciallo o avvocato e chi andava a riscuotere contanti e preziosi a casa delle vittime.​

Il gruppo, ritenuto stabile e strutturato, avrebbe agito su tutto il territorio nazionale, con decine di episodi in danno di anziani e 15 fatti contestati nel dettaglio: sei qualificati come estorsioni e nove come truffe aggravate.

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Le vittime accertate vivono tutte nel Nord e Centro Italia: casi sono stati ricostruiti nelle province di Padova, Modena, Bolzano, Como, Venezia, Trento, Cuneo, Verona, Teramo e Ascoli Piceno.​

Il trucco del finto incidente

Lo schema, descritto dagli investigatori, era sempre lo stesso: la vittima, quasi sempre anziana, veniva contattata da un uomo che si presentava al telefono come appartenente alle forze dell’ordine o come avvocato e parlava da Napoli usando utenze intestate a nomi fittizi e continuamente sostituite. All’interlocutore veniva raccontato che un figlio o un nipote aveva appena causato un grave incidente stradale con feriti, prospettando l’ipotesi di arresto se non fosse stata pagata subito una somma a titolo di cauzione per “sistemare le cose”.​

Il finto maresciallo o il falso legale insistevano sulla presunta urgenza, bombardando l’anziano di dettagli per impedirgli di riflettere o confrontarsi con familiari, facendo leva su paura e senso di colpa. A quel punto scattava la seconda fase: un “esattore”, già istruito dai centralinisti, si presentava sotto casa per ritirare contanti, gioielli o altri valori, spesso tutti i risparmi di una vita, fingendosi emissario delle forze dell’ordine.​

Trasferte, percentuali e controlli

Gli esecutori materiali erano quasi tutti “trasfertisti” campani che si muovevano tra Nord e Centro Italia in treno o con auto a noleggio, seguendo in tempo reale le indicazioni ricevute dai complici rimasti a Napoli. Finita la “missione”, salivano sul primo treno per rientrare in Campania e consegnare il bottino a un emissario del gruppo, che gestiva la spartizione delle somme.​

Per evitare appropriazioni indebite, agli esattori veniva chiesto di fotografare la refurtiva direttamente a casa dell’anziano, documentando denaro e gioielli prima di partire. In cambio del viaggio e del rischio, il trasfertista riceveva una percentuale tra il 15 e il 20 per cento del maltolto, percentuale che poteva scendere fino al 10 per cento se l’organizzazione garantiva in anticipo assistenza legale in caso di arresto.​

Le indagini tecniche e gli esiti

L’indagine è decollata dopo i primi interventi per truffe ad anziani nel 2024, quando la Squadra Mobile di Padova ha notato un rapido aumento degli episodi in città e provincia, iniziando a incrociare dati, orari, movimenti e riferimenti comuni. Sulla base del quadro indiziario costruito, d’intesa con la Procura, sono partite intercettazioni e monitoraggi di numerose utenze telefoniche, intestate a soggetti fittizi ma di fatto usate come “linee di lavoro” dell’organizzazione.​

L’ascolto delle conversazioni, l’analisi di centinaia di ore di filmati delle telecamere del centro e della stazione, e l’incrocio con orari di treni e mezzi urbani hanno consentito di individuare un gruppo di giovani della provincia di Napoli e di ricostruirne ruoli, spostamenti e responsabilità. Nel corso dell’attività, gli investigatori riferiscono di aver recuperato e restituito alle vittime refurtiva per oltre 400 mila euro tra contanti, gioielli e preziosi, in un contesto in cui solo nel 2025 nel Padovano sono state denunciate 671 truffe agli anziani, con un illecito stimato in circa 5 milioni di euro.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA Articolo pubblicato il 29 Novembre 2025 - 21:51 - Giuseppe Del Gaudio

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