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Accoltella il compagno per gelosia: 40enne arrestata a Santa Maria Capua Vetere

Lite furiosa in casa tra una coppia di cittadini marocchini: lui lotta tra la vita e la morte, lei finisce in carcere con l’accusa di tentato omicidio.

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Santa Maria Capua Vetere – Una scenata di gelosia è degenerata in tragedia, trasformando un normale pomeriggio in un dramma di sangue. Nella giornata di ieri, 11 novembre, i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere hanno arrestato una donna di 40 anni, di origine marocchina, con l’accusa di tentato omicidio.

Secondo una prima ricostruzione dei militari, la donna avrebbe aggredito il compagno, un connazionale di 35 anni, al culmine di una lite esplosa all’interno della loro abitazione. Accecata dalla rabbia, avrebbe afferrato un coltello da cucina con una lama di circa venti centimetri, colpendo l’uomo più volte, anche al torace.

L’allarme è scattato quando alcuni vicini, spaventati dalle urla, hanno chiamato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri e un’ambulanza del 118. La vittima, trovata riversa in una pozza di sangue, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale di Caserta, dove è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Le sue condizioni restano gravi: i medici si sono riservati la prognosi.

La 40enne, fermata subito dopo i fatti, non avrebbe opposto resistenza all’arresto. Condotta in caserma per gli accertamenti di rito, è poi stata trasferita presso la casa circondariale femminile di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Gli inquirenti stanno ora cercando di ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione e di comprendere se vi fossero precedenti episodi di violenza all’interno della coppia.

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Santa Maria Capua Vetere, arrestato per atti persecutori dopo l’aggressione alla ex

di Vincenzo Scarpa 4 Febbraio 2026 - 13:10 13:10

Una notte di paura si è trasformata in un intervento decisivo dei Carabinieri a Santa Maria Capua Vetere, dove una donna di 59 anni è stata soccorsa dopo l’ennesimo episodio di violenza riconducibile a una lunga serie di comportamenti persecutori. L’allarme è scattato su segnalazione alla Centrale Operativa e ha portato sul posto le pattuglie della Sezione Radiomobile, intervenute in piena notte nel centro cittadino.

I militari hanno trovato la donna in evidente stato di shock, appena aggredita. Dopo averla messa in sicurezza e rassicurata, hanno richiesto l’intervento del personale sanitario del 118, avviando contemporaneamente i primi accertamenti per ricostruire quanto accaduto. Dalle dichiarazioni raccolte e dagli elementi emersi sul posto è stato delineato un quadro di presunte persecuzioni fatte di minacce, pedinamenti, aggressioni fisiche e verbali che, secondo quanto riferito, andavano avanti dall’estate del 2024.

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Non una spedizione punitiva contro i detenuti, ma un intervento ritenuto indispensabile per ripristinare l’ordine in un momento di forte tensione nelle carceri italiane, segnate dalle rivolte legate al lockdown per il Covid. È la linea difensiva sostenuta in aula da Antonio Fullone, ex provveditore dell’amministrazione penitenziaria in Campania, imputato nel maxi-processo sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Davanti al collegio giudicante, Fullone ha spiegato che la perquisizione nel reparto Nilo, dove circa 300 detenuti furono sottoposti a controlli poi degenerati in pestaggi e abusi, aveva l’obiettivo di ristabilire la sicurezza dell’istituto. L’ex dirigente è chiamato a rispondere, a vario titolo, di perquisizione illegittima, depistaggio, falso e rivelazione di segreto d’ufficio.

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Commenti (1)

Questa storia è veramente triste e fa riflettere su come la gelosia possa portare a cose terribili. È importante che ci siano più risorse per aiutare le persone che vivono situazioni di violenza domestica, così non succedano più tragedie simili.

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