Napoli – Si svolgerà domani l’autopsia sul corpo di Ciro Rapuano, il 59enne garagista di Forcella massacrata con oltre 50 coltellte la notte del 4 settembre dalla moglie reo confessa, Lucia salemme.
L’esame autoptico che dovrà stabilire il numero di coltellate inferte, quelle ritenute mortali e che potrebbe anche stabilire se la vittima, troiata supina nel letto, fosse cosciente o meno al momento dell’aggressione dal parte della moglie.
All’esame che si svolgerà al Secondo Policlinico di Napoli, parteciperanno un medico legale, di un anatomopatologo e di un tossicologo. Così come disposto dal pm Giuliana Giuliano della IV sezione “fasce deboli” della Procura di Napoli, coordinata procuratore aggiunto Raffaello Falcone.
L’avvocato Riccardo Marco Pinto, legale di Lucia Salemme, detenuta nel carcere napoletano di Secondigliano con l’accusa di omicidio aggravato, ha nominato come consulente il professore Massimo Esposito.
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Napoli — Rabbia, dolore e un lungo applauso hanno accompagnato l’uscita del feretro di Ciro Rapuano, il 59enne ucciso a coltellate lo scorso 4 settembre nel cuore di Forcella, a Napoli. I funerali si sono celebrati nella storica chiesa della Pietà dei Turchini, in via Medina, dove familiari, amici e conoscenti si sono stretti attorno alla famiglia per dare l’ultimo saluto a un uomo descritto da molti come “dedito ai figli e ai nipoti”. La cerimonia, segnata da momenti di intensa commozione, ha lasciato spazio anche alla rabbia: la comunità, scossa da una vicenda tanto violenta, si interroga ancora sulle dinamiche di quella notte e sul dramma familiare che si è consumato nel centro storico della città.
In carcere per l’omicidio si trova la moglie di Rapuano, Lucia Salemme, 58 anni, che ha confessato il delitto ed è ora detenuta a Secondigliano con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Sarebbe stata lei stessa, subito dopo l’accaduto, a chiamare le forze dell’ordine. Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Napoli, coordinate con la Squadra Mobile, l’uomo è stato raggiunto da circa sessanta coltellate alla schiena, alle spalle e agli arti. La donna ha dichiarato di aver reagito a presunti anni di maltrattamenti e di aver impugnato un secondo coltello che — a suo dire — il marito teneva sotto il cuscino. Durante la colluttazione avrebbe riportato ferite a un braccio e a una mano, considerate compatibili con lesioni da difesa. Gli inquirenti stanno approfondendo la vicenda per chiarire la reale dinamica dei fatti e accertare se ci siano riscontri oggettivi alle affermazioni della donna.
Fonte Verificata






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