Dino De Angelis a Castellammare con “Lettere che hanno cambiato la storia”

Il narratore lucano ha ridato voce alla scrittura perduta.

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Il narratore lucano Dino De Angelis, con il suo nuovo spettacolo “Lettere che hanno cambiato la storia”, ha ancora una volta incantato il pubblico stabiese. Memore delle sue precedenti esibizioni in città, una platea numerosa e partecipe ha affollato l’ex cinema all’aperto di via Bonito – oggi sede del Cral – accogliendo con calore ed attenzione una serata all’insegna dei racconti dell’autore, che ha celebrato il valore e il sentimento della parola scritta.

Nello spazio all’aperto che conserva intatto il fascino delle proiezioni sotto le stelle, Dino De Angelis ha intrecciato storie vere e letterarie in una narrazione personale, scandita da un ritmo lento, riflessivo e potente. Un racconto capace di raggiungere il pensiero dell’ascoltatore, che è stato naturalmente immerso nei ricordi e nella nostalgia.

Con tono quasi confidenziale, mai pesante e a tratti lirico, ha attraversato la scomparsa della scrittura epistolare, le storie d’amore perdute, le vite piegate dagli eccessi dell’estro artistico. Eppure, ha saputo dare luce alla narrazione laddove ha esplorato la bellezza, la fede, la poesia, avvolgendo il pubblico in un abbraccio ideale.

Modigliani, Papa Francesco, Baricco con il suo Oceano Mare, Ernesto Guevara, il grande Totò ed Enzo Jannacci, caposcuola del cabaret milanese ed icona culturale: tutti hanno abitato il palco attraverso la voce di Dino De Angelis, che ha saputo restituire i loro pensieri più intimi con un ritmo calzante e coinvolgente. Ogni lettera è diventata una confessione, ogni parola un frammento di memoria.

La musica dal vivo, frutto delle suggestive melodie appositamente composte dal noto artista stabiese Salvatore Torregrossa e della raffinata tromba del Maestro Matteo Franza, ha aggiunto ulteriore anima al racconto. Ha sintonizzato l’ascoltatore sulle frequenze propagatesi dal palco, generando un’atmosfera vibrante, in perfetta sintonia con la magia del racconto.

Salvatore Torregrossa, compositore e musicista, ci ha raccontato il suo approccio creativo:

“Per questo spettacolo le idee musicali derivano dai personaggi in generale, poi da quello che le loro lettere veicolano. Il mio linguaggio per la musica nel teatro è sempre teso ad aiutare l’ascoltatore a ‘sintonizzarsi’ sulla frequenza emotiva giusta. Negli spettacoli di Dino questo ha ancora più importanza, vista la sua modalità assolutamente naturalistica di proporre idee, personaggi, concetti.”

Fondamentale, in questo processo, la collaborazione con il Maestro Matteo Franza:

“Matteo suona tromba e flicorno in maniera eccelsa. Legge come me, e con me, le situazioni emotive nello spettacolo, momento per momento. Pur preparando scrupolosamente tutti i brani, spessissimo capita che nei momenti dello spettacolo cambiamo, improvvisando delle cose. È la chiave giusta per creare un legame emotivo con chi è in sala.”

Il contributo musicale ha amplificato il cuore narrativo dell’opera. Con intensità e consapevolezza, Dino De Angelis ha guidato il pubblico in un viaggio esplorativo nel dimenticato mondo delle lettere, diventando un autentico traghettatore di emozioni. Per questo motivo, abbiamo scelto di incontrarlo e raccogliere il suo punto di vista sul significato profondo di “Lettere che hanno cambiato la storia”.

Hai definito le lettere documenti preziosi un tempo custoditi con cura neicassetti,   talvolta   persino   catalogati.   Riportarle   alla   luce   oggi:   è   anche questo, per te, un atto di resistenza culturale?

  • Lo   è   assolutamente.   Adoro   andare   a   cercare   esempi   nella   storia,   recente   o passata,   di   persone   e   situazioni   che   ci   spingano   a   capire   che   cosa   abbiamo lasciato lungo il cammino. Ho  la  sensazione   che l’umanità  stia  un  po’ smarrendosi,  e così   mi   piace   dare   un   contributo   per   il   recupero   di   testimonianze   forti   e significative che possano agire su un piano assolutamente individuale, e le lettere mi sono sembrate un eccellente baluardo contro la deriva cui accennavo prima.

Soffermiamoci un attimo sulla tua arte di narrare. Il modo in cui arrivano letue parole, le pause, i silenzi e le emozioni non dà l’idea di una semplice interpretazione: sembra piuttosto che tu stia ascoltando la tua sensibilità attivamente. Come nasce, dentro di te, il gesto narrativo? È un processo che parte dalla voce, dal corpo, dalla memoria? Cosa cerchi nelle storie che racconti: verità, bellezza, urgenza?

  • Sembrerà strano, ma prima di tutto ricerco me stesso. Spiego meglio: le storie che ricerco o che mi vengono a cercare devono prima di tutto ridefinire qualche mio equilibrio interiore. Quando ho provato quella sensazione di potenza emotiva mentre le scorro, mi viene naturalmente l’istinto di renderle “pubbliche” perché spero che anche ad altri possano regalare quella scossa che hanno dato a me. Per quanto riguarda il modo in cui le veicolo, quello non saprei dire se sia efficace o meno, ma di sicuro c’è un certo trasporto da parte mia per rendere il meglio possibile.

Come hai scelto le lettere da includere nello spettacolo? C’è stato un criterioemotivo, storico, letterario?

  • Facendo   seguito   alla   risposta   precedente,   seguono   il   filone   del   coinvolgimento personale. Poi nella scelta di quale fare prima o dopo, intervengono altri fattori più narrativi. Esempio: non faccio due lettere di natura drammatica, ma cerco di variare i contenuti.

Nella   lettera   “Ad   Anna”   si   percepisce   un’energia   carica   di   poesia   tra Modigliani e Anna Achmatova. Cosa hai sentito in quel legame?  C’è stato un dettaglio, una frase, un’immagine che ti ha fatto dire: ‘Questa la devoportare in scena?”

Lì è stata più la biografia di questo artista maledetto del quale mi sarei voluto dilungare di più ma che non ho fatto per ragioni di proporzione tra le varie proposte. La vita di Modigliani, il suo esilio volontario a Parigi, la sua sofferenza sociale e personale (era ammalato di tubercolosi e per questa ragione ha dovuto sospendere l’attività di scultore che accoppiava a quella di pittore) hanno esercitato su di me un fascino e anche una disperazione che ho sentito di trasportare nello spettacolo.

Tra le lettere dello spettacolo emerge anche quella di Ernesto Guevara a Fidel Castro: un passaggio che amplia il concetto di amore, trasformandolo in dedizione politica e ideale. Anche la rivoluzione può essere scritta con la stessa intensità dell’amore? E Guevara, in scena, chi è per te: un eroe, un uomo stanco, un visionario?

  • Un uomo di cui sento una grande mancanza nei giorni d’oggi. Non perché bisogna fare   la   rivoluzione   per   forza,   ma   per   il   coraggio,   la   visione   di   combattere   le ingiustizie su scala mondiale, la voglia di scarificare anche la propria vita per una causa   comune:   dove   sono   più   oggi   questi   uomini?   E   poi   il   sentimento   di gratitudine che dalla lettera trabocca nei confronti di Fidel Castro: ho provato per quella figura qualcosa di più di un’ammirazione.

Se dovessi scrivere oggi una lettera, a chi la scriveresti e cosa vorresti checontenesse?

Pur   sapendo   che   non   sarebbe   mai   letta,   la   indirizzerei   alla   Presidente   della Commissione europea: vorrei ricordarle cosa è stata l’Europa della Civiltà e dellaCultura, l’Europa dell’Illuminismo e della Pace, vorrei ribadirle le ragioni che sonostate   alla   base   della   costituzione   dell’Europa   Unita   che   non   sono   soltanto   di natura economica, le vorrei parlare della Costituzione italiana di Calamandrei edei  costanti   riferimenti  alla  necessità  della   pace  sopra   ogni   altro  interesse. 

Matemo   che   sarei   scambiato   soltanto   per   un   povero   pazzo   e   così   mi   limito   a diffondere quelle poche cose che mi hanno dato un’emozione, sperando di poterin   questo   modo   contribuire   ad   una   sorta   di   catarsi   dalla   quale   ciascuno   potrà desumere quello che gli sarà più consono.

A chiudere lo spettacolo è stata la voce intensa e raffinata di Rosalba Alfano, artista profondamente legata al territorio, che ha regalato al pubblico una toccante interpretazione di un brano del Maestro Enzo Jannacci. Un momento di autentica bellezza, capace di racchiudere il senso profondo dell’intera serata.

«È stato un piacere immenso partecipare come ospite a questo spettacolo così intimo e particolare», ha dichiarato la Alfano. «Dar voce al genio di Jannacci è stato emozionante, come entrare nella magia delle emozioni e dei sentimenti personali raccontati nelle lettere scelte da Dino e incorniciate dalla sensibilità musicale di Salvatore. Bisogna entrare in punta di piedi per non disturbare, e allo stesso tempo aprire il cuore per diventare parte di quell’incantesimo. Dialogare con la fisarmonica di Salvatore Torregrossa e la tromba di Matteo Franza è stato assolutamente esaltante. È stato uno scambio di doni.»

A seguire, il pubblico è stato accolto da una piacevole sorpresa: una degustazione di biscotti artigianali offerti da Le Delizie di Stabia, uno dei nove sponsor presenti in locandina. L’iniziativa ha rappresentato un omaggio alle radici culturali del territorio, prolungando idealmente il messaggio dello spettacolo anche nel gusto.

Un ringraziamento va a tutte le realtà che, con discrezione e passione, hanno scelto di sostenere questo progetto culturale, contribuendo alla sua realizzazione e al suo successo. Un esempio virtuoso di sinergia tra arte, comunità e imprenditoria locale.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti (1)

Ho letto l’articolo sullo spettacolo di Dino De Angelis e mi è sembrato interessante, ma ci sono alcuni punti che non ho capito bene. La scrittura epistolare è importante, ma come si collega ai temi moderni? E se parla di nostalgia, perché non ci da soluzioni? Ogni lettera racconta una storia, ma vorrei sapere di più su come queste lettere influenzano le persone oggi. Non è facile comunicare sentimenti profondi attraverso lettere antiche.

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